L’acqua a Vignola

A CHI APPARTIENE L’ACQUA?

E’ UNA PROPRIETA’ PRIVATA O UN BENE PUBBLICO?

QUAL E’ LA QUALITA’ DELL’ACQUA CHE ARRIVA NELLE NOSTRE CASE?

E PERCHE’ CI OSTINIAMO AD ACQUISTARE TALE RISORSA, ELEMENTO FONDAMENTALE ALLA VITA STESSA,

QUANDO BASTEREBBE APRIRE I RUBINETTI?

Oggi ci troviamo di fronte ad una crisi planetaria dell’acqua, che minaccia di aggravarsi nei prossimi decenni. Alcuni numeri: 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi non beneficiano di servizi igienico-sanitari di base. Ogni anno 8 milioni di persone muoiono per malattie connesse all’utilizzo di acqua stagnante. Ogni giorno 34.000 persone, in prevalenza donne e bambini, muoiono per il mancato accesso all’acqua potabile. Nonostante la drammaticità della situazione, la nostra società e le nostre abitudini quotidiane seguono la strada di un consumismo sfrenato e irrazionale. La conseguenza è che la definizione di acqua sta cambiando, da bene pubblico a proprietà privata, una merce che si può estrarre e commerciare liberamente e il cui utilizzo, come ogni merce, ha un prezzo. Ma l’acqua, elemento indispensabile alla sopravvivenza e fonte della vita, può veramente essere considerata alla stregua di una merce qualunque, un semplice bene di consumo, o piuttosto dovrebbe essere riconosciuta come diritto inalienabile di ogni individuo? Cosa possiamo fare nel nostro piccolo per contribuire a porre rimedio a questa ingiustizia planetaria? (Lia Curcio – L.v.I.A.)

Molti pensano, a torto, che l’acqua minerale sia migliore e più garantita dell’acqua dell’acquedotto e che in questo modo si possa salvaguardare meglio la propria salute e quella della propria famiglia. In realtà, le acque minerali sono acque che in passato sono state usate a scopi curativi, per alcuni periodi e in caso di specifiche patologie o necessità. Solo di recente sono state utilizzate come acqua da tavola, con un uso costante nel tempo.

Il consumo di acqua minerale è in Italia altissimo. Deteniamo il record europeo con 182 litri pro capite e una spesa media per famiglia di circa 300 euro l’anno. Inoltre, l’acqua minerale, che è un bene demaniale, una volta imbottigliata, distribuita e pubblicizzata, arriva a costare dalle 500 alle 1000 volte in più rispetto all’acqua del rubinetto. 

L’IMPATTO DELLE BOTTIGLIE DI PLASTICA SUL CICLO DI RIFIUTI E SULLA QUALITA’ DELLA VITA

Facciamo due calcoli:

Per realizzare una bottiglia di plastica vengono prodotti 100g equivalenti di anidride carbonica (C02). In Italia si consumano circa 7 miliardi di bottiglie di plastica da un litro e mezzo di acqua minerale. Per calcolare la produzione di C02 basta moltiplicare 7 miliardi x 100 g di C02. Il risultato è: 700.000 tonnellate di C02 emessa in atmosfera in un anno, solo per produrre le bottiglie di plastica da un litro e mezzo per contenere l’acqua minerale. Inoltre circolano circa 450.000 autotreni in un anno per distribuire l’acqua (7 miliardi di bottiglie / 15.000 bottiglie come carico medio di un autotreno da 28 tonnellate). Se consideriamo che ognuno di essi percorre 300 km in media per il trasporto e 200 km per la distribuzione, moltiplicando questi km per la quantità di C02 emessa (1.672,48 g C02/km) e per il numero di autotreni, avremo 375.750 tonnellate di C02 emessa in atmosfera in un anno. Quindi: 375.750 tonnellate di C02 dovuta al trasporto + 700.000 tonnellate di C02 per produrre le bottiglie, fanno oltre 1 milione di tonnellate di C02 emessa in atmosfera all’anno a causa del consumo di acqua in bottiglia, quando questa arriva comodamente anche dai nostri rubinetti!

Quindi bevendo l’acqua del rubinetto si risparmierebbero:

  • circa 260 euro l’anno per famiglia per non aver acquistato acqua in bottiglia

  • circa 15 kg procapite/anno di bottiglie di plastica da smaltire

  • oltre 1 milione di tonnellate all’anno di anidride carbonica emessa in atmosfera

(Per Vignola considerando una popolazione di circa 23.000 abitanti si risparmierebbero 360.000 kg/anno di bottiglie di plastica da smaltire)

Le informazioni qui sopra riportate sono state tratte da un convegno fatto dal Comune di Piossasco nel 2006. Hanno collaborato Comune, ATO, Ausl, Associazioni, per informare e sostenere i cittadini in questa scelta, tornare a bere l’acqua del rubinetto, ovvero se il cittadino ha domande, avverte sapori o alterazioni dell’acqua del proprio rubinetto offrono loro collaborazione per verificare eventuali problemi e risolverli…

Perchè questo non viene fatto a tappeto in tutti i Comuni d’Italia? Forse perchè è una scelta troppo semplice che non da guadagni economici diretti? Perchè ci sono interessi delle potenti industri delle acque minerali…. Credo che le cose troppo semplici siano a volte ritenute inutili proprio perchè tali, mentre sono i veri gradini da percorrere per arrivare alle soluzioni reali.

 Vogliamo un Comune che ci accompagni in queste scelte semplici ma efficaci…

Scelte semplici come incentivare l’uso dei detersivi alla spina che permetterebbero di risparmiare detersivi, acqua, energia, aria, ed ovviamente ridurremmo le montagne di contenitori di plastica…

PUNTO VENDITA A VIGNOLA Bottega LAG-Oltremare di Vignola in via del Portello, 3

per maggiori informazioni sulla qualità delle NOSTRE acque potete consultare:

http://www.ausl.mo.it/dsp/sian/sian_acque.htm

Carla Cappi

listafotofontana

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4 Comments

  1. Completamente d’accordo anche se è stato tutt’altro che facile reintrodurre l’acqua del rubinetto nelle scuole con tutta la minoranza contraria e con non poche difficoltà a convincere i genitori ma comunque è stato fatto nel tentativo di educare almeno i futuri.
    P.S. l’acqua di quella fontana è torbida perchè qualche simpaticone con una certa regolarità ci versa del colorante… e dire che non è la fontana di trevi ma qualcuno avrà ugualmente ambizioni da artista

    1. Mi dispiace dover smentire il sindaco, ma da una breve indagine sul campo risulta che nelle mense degli istituti scolastici di Vignola si beva ancora l’acqua minerale in bottiglia ( di plastica). Forse il sindaco conosce qualche progetto specifico che si sta svolgendo in qualche scuola? E, visto che parliamo di mense scolastiche, come mai non è stata data ancora piena attuazione nelle scuole dell’Unione alla legge regionale n. 29 del 2002 che prevedeva l’introduzione di menu biologici al 100% nei nidi e nelle materne e almeno prevalenti nelle altre? Debbo purtroppo rilevare che invece dal momento in cui è stato conferito dall’Unione il servizio di refezione scolastica alla CIR , la percentuale di prodotti biologici freschi o trasformati è addirittura diminuita. Si stava meglio quando si stava peggio! Distinti saluti

  2. Quando andavo alle medie a Savignano (più di 10 anni fa ormai…) a mensa bevevamo l’acqua del rubinetto. Spero bene che ora non stappino le bottigliette di minerale!

    Questo dell’acqua è un problema più volte sollevato negli ultimi anni da alcuni quotidiani, sono stati stampati libri, saggi, studi… ma ciò che passa è la pubblicità, non c’è gara con altissima purissima e plin plin.

    Sviluppare una coscienza civica e civile è sempre più difficile, ma è una sfida a cui non si può rinunciare, ne va del futuro di tutti. E tutti giustamente devono fare la loro parte, non solo il sindaco o quei soliti che si impuntano.

    Ciao!

  3. Dopo anni di martellante pubblicita’ che ha indotto inesorabilmente le persone a pensare che solo l’acqua in bottiglia possa preservare la nostra salute ed abbia proprieta’ strabilianti (come sottolinea GGadda), tornare a bere l’acqua del rubinetto e’ indubbiamente un processo inizialmente difficile da propagandare. Per questo un Comune credo che abbia l’obbligo, anche morale, di fare un’informazione precisa e documentata a TUTTA LA POPOLAZIONE e non solo alle scuole. Se il Comune si assumesse la responsabilita’ insieme al Sian di informazione e di appoggio ad ogni cittadino che possa aver bisogno di chiarimenti sulla qualita’ dell’acqua che esce dal proprio rubinetto (consulenza per: indagini analitiche, manutenzione impianti idraulici ed eventuali impianti di trattamento, depuratori, ecc…), credo che tutti smetterebbero di spendere soldi, tempo e fatica per acquistare un bene che esce comodamente nelle nostre case.
    Ogni volta che vedo un bambino africano alle prese con acqua lurida ma per loro preziosissima…. mi sento male. C’e’ un tale spreco di materie prime e di energie e di etica che un Comune OGGI non si puo’ sottrarre ad investire, credo comunque relativamente pochi soldi, per un cosi’ grande risultato.

    La gente non e’ stupida ma non riesce ad informarsi su tutto, il Comune deve aiutarlo in questo. Puo’ rieducarlo e consentirgli di abbandonare comportamenti nocivi indotti da interessi privati.

    Un Comune inoltre puo’ schierarsi politicamente ad una ri-pubblicizzazione dell’acqua. Diversi Comuni italiani gia’ lo fanno ed e’ ormai un’emergenza assoluta.

    A chi non crede che l’acqua debba assolutamente rimanere un bene PUBBLICO e non un bene assoggettabile alle leggi di mercato (come purtroppo ci si sta indirizzando in Italia e non solo) dico questo: se domani si proponesse di privatizzare l’aria? Sembrerebbe assurdo? A me si’, QUANTO privatizzare l’acqua!!!

    http://www.acquabenecomune.org

    Carla Cappi

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