VIGNOLA PATRIMONIO S.R.L. /2 Dove vanno a finire i beni (e gli interessi) comuni? – di Monica Maisani

[A] Alcuni sostengono l’opportunità economica e gestionale della costituzione di una società come la VIGNOLA PATRIMONIO S.R.L., pensando soprattutto ai vantaggi che si ottengono in termini di:

  1. riduzione dei costi per gli effetti fiscali (recupero Iva);
  2. rivalutazione dei cespiti conferiti;
  3. rispetto del patto di stabilità attraverso
    • trasferimento servizi;
    • trasferimento opere pubbliche;
    • trasferimento personale;
  4. efficenza gestionale e maggior flessibilità.

Noi siamo un po’ più critici e vorremmo analizzazre a fondo la questione.

[B] Un aspetto molto importante evidenziato da più parti e che rappresenta il vero nocciolo della questione, tanto da essere stato oggetto di  numerose sentenze della Corte di Giustizia della Comunità Europea, è quello del cosiddetto controllo analogo. Con esso si intende il rapporto che esiste tra socio unico e società partecipata in merito ai poteri di controllo che, sempre secondo l’Unione Europea, possono condurci a parlare di “stessa amministrazione” solo nel caso in cui l’ente locale eserciti un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi. In altre parole, può definirsi controllo analogo quel “rapporto che determina da parte dell’amministrazione controllante (cioè il Comune) un assoluto potere di direzione, coordinamento e supervisione riguardo i più importanti atti di gestione”.

Ma nel nostro caso, Il Consiglio Comunale ha riflettuto attentamente circa il reale potere di controllo che può esercitare il Comune di Vignola sui propri servizi dopo che la maggior parte è stata trasferita ad altri enti di livello superiore (Unione Terre di Castelli) o società per azioni (Hera)? E allora di quale controllo analogo parliamo?

[C] Dall’analisi di alcuni casi specifici (ad esempio Maranello e Formigine, reperibili qui) il problema del controllo analogo, sollevato non solo dalla minoranza, ma anche dalla maggioranza, è stato risolto prevedendo numerosi strumenti attivabili sia in sede di costituzione (oltre agli statuti, troviamo atti di indirizzo del Consiglio o codici di autodisciplina), sia in sede di gestione della società (approvazione del budget e del piano di investimenti, relazioni periodiche molto dettagliate anche su richiesta dei consiglieri, incontri settimanali o quindicinali con l’amministratore e la Giunta e trimestrali col Consiglio, report patrimoniali economici o finanziari). Lo scopo di tutti questi strumenti è esplicitamente indicato come quello di “rendere visibile e trasparente l’attività della società e di tenere monitorato il budget, attraverso impegni di spesa, così come fanno i Comuni”.

Di tutte queste forme di controllo, negli atti a nostra disposizione che riguardano la società, non c’è traccia, nè nella forma di deliberazione, nè di semplice discussione in Consiglio, nè tantomeno ne è stato dato conto ai cittadini.

[D] Alla luce di tutto questo sorgono spontanee alcune domande alle quali speriamo di ricevere o di riuscire a dare presto risposta.

  1. Considerando che nell’oggetto sociale troviamo attività configurabili più come “attività di speculazione edilizia ed immobiliare”, che come attività di mera gestione di servizi pubblici, non sarebbe stato meglio essere più chiari sull’aspetto dei controlli?
  2. C’entra qualcosa con la VIGNOLA PATRIMONIO S.R.L. la mancata costituzione della STU? E che cosa vuol significare la voce “valorizzazione aree STU” nel piano delle alienazioni 2009/2011 (vedi a pagina 128, punto 19)? Chi gestirà tale operazione.. la neonata società?
  3. Siamo sicuri che una società commerciale possa garantire ai cittadini vignolesi una gestione oculata dei beni e degli interessi comuni? Siamo sicuri che sia capace di produrre benefici non monetari (qualità della vita, dell’ambiente urbano e delle relazioni, uguale accesso ai servizi, riconoscimento dei diritti inalienabili) e non solo profitti?
  4. L’allontanamento della gestione di beni ed interessi comuni dal Consiglio Comunale (come è già avvenuto peraltro per l’acqua) non rappresenta un ulteriore arretramento? Non esprime forse quella cieca “fiducia nel mercato” dietro cui si nascondono le amministrazioni che non sono più in grado di dare risposte concrete a problemi concreti attraverso la pratica della condivisione, della trasparenza e della democrazia?

A queste e ad altre domande, che legittimamente molti cittadini si pongono, occorre dare insieme una risposta, anche eventualmente riassestando la rotta su interessi più chiaramente definiti e condivisi dalla comunità cittadina.

Monica Maisani

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4 Comments

  1. Questa della Vignola Patrimonio s.r.l. non sembrava una questione abbastanza importante da mettere sul piatto per un possibile accordo di ballottaggio? Poi ci sarebbero anche i bilanci dell’Unione Terre di Castelli, la gestione del territorio e la politica abitativa o più modestamente, che so’, gli alberi di Via Libertà e forse anche quelli di Viale Vittorio Veneto.

    1. Penso che l’unico accordo possibile potesse essere un apparentamento con il PD. Ma questa proposta non mi sembra che sia stata fatta. Avrebbe significato nessun consigliere per le liste fantasma che hanno appoggiato dall’inizio la candidatura Denti, per questo penso non sia stato proposto.
      Se Daria Denti od il PD ritengono che la presenza nella maggioranza di Vignola Cambia sia importante debbono essere loro a fare delle proposte.
      Oppure sono solo preoccupati di non riuscire ad avere la maggioranza e non sanno cosa fare?

      1. L’hai detto tu: non sanno bene cosa fare. L’apparentamento avrebbe potuto risolvere la questione ma nessuno lo ha capito. Il “nessun consigliere per le liste fantasma” sarebbe stato un problema di Daria Denti – da risolvere a casa loro – ma serviva anche una mossa di Vignola Cambia che almeno per una parte “storica” non si sarebbe mai potuta fare.
        Mi sembra una situazione difficile, per tutti.

        1. Sul piatto potremmo mettere un sacco di argomenti, direi uno per ogni critica che abbiamo mosso alla passata amministrazione.
          Il punto è un altro…
          Mi dica sinceramente: lei è sicuro che il 23 giugno questi accordi sarebbero ancora validi?

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