Ma le piazze di chi sono??

In riferimento all’articolo apparso il 4 settembre 2009 sulla Gazzetta di Modena, come cittadino mi preme esporre alcuni dubbi su quanto riportato nel pezzo sopraccitato.

Si parla di un incontro tra il Sindaco Daria Denti e i commercianti di Piazza Braglia, recentemente ristrutturata e dotata di fontane, secondo un progetto che ha convinto alcuni e scontentato altri (per alcune opinioni al riguardo rimando a questo vivace post sul blog “Amare Vignola”: vedi).

 Al di là di quanto ciascuno possa pensare in merito alla riqualificazione, il problema è ora come viverla, quella piazza. Ovvero: cosa ci aspettiamo da quel piccolo pezzo di città così centrale e, dunque, così potenzialmente produttivo, tanto dal punto di vista sociale che da quello economico?

Nell’articolo si parla di diverse criticità rilevate dai negozianti della piazza: la scarsa pulizia, la “soluzione architettonica insoddisfacente” e la scarsa sicurezza (dunque, va da sé, uno scarso livello di vigilanza).

 

Per quanto riguarda la scarsità di pulizia, nulla da eccepire: se si ripensa uno spazio urbano comune con un investimento finanziario e “concettuale” così forte, non si può lasciarlo subito al proprio destino. Se Hera si impegnerà a pulire di più (o più a fondo) Piazza Braglia, non possiamo che esserne soddisfatti, anche se il medesimo ragionamento andrebbe esteso a tutte le aree della città, e anche se un invito di civiltà andrebbe fatto a tutti i cittadini: il livello di sporcizia di una zona urbana non è dovuto solo alle negligenze degli operatori ecologici, ma anche alla leggerezza o alla trascuratezza con la quale i cittadini vivono e utilizzano quello spazio. Inoltre, Hera, in quanto multiutility privata, propone un certo servizio ad una certa tariffa: l’impegno a fare meglio (o di più) in Piazza Braglia sarà compreso nel prezzo o domanderà soddisfazione con un plus di spesa alle casse comunali? E se sarà così, quanto?

 

 Sulle soluzioni architettoniche, rimando ancora al dibattito che ho postato poco sopra.

 

Allargherei poi le argomentazioni riguardanti la pulizia anche al problema della vigilanza; valga per Piazza Braglia, ma valga per la città nella sua interezza, altrimenti si rischia di creare zone a “statuto speciale” che godono di una particolare accuratezza di servizi negata ad altre, magari limitrofe.

 

 Se si arriva al punto di modificare un’opera inaugurata da pochi mesi, sorge spontaneo il dubbio che qualche errore sia stato fatto in fase di progettazione. Rivediamone alcune fasi salienti:

 

 a) il progetto di “riqualificazione” (ormai si chiamano tutti così) di Piazza Braglia risale a molti anni fa (due legislature?) e si colloca nell’ambito del più ambizioso e imponente progetto di realizzazione di parco pubblico della storia di Vignola, dal nome di “Parco pubblico del centro storico – Città dei bambini e delle bambine”. L’opera, che è ancora da realizzare, si collocherebbe nelle basse di Vignola, proprio sotto alla Piazza di cui si parla, e il suo costo complessivo si dovrebbe aggirare sui due milioni di euro;

 

b) il costo stimato dell’intervento su Piazza Braglia si aggirerebbe invece “solo” sugli ottocentomila euro (stando a quanto scritto nel Piano Triennale delle opere pubbliche 2009-2011), da ripartirsi su due esercizi (2009 e 2010). La cifra sembra effettivamente considerevole, ma è da imputarsi soprattutto ai cosiddetti “materiali di pregio”, di cui ormai la città di Vignola beneficia da tempo (dalla rotonda con fontana del Barozzi (492.000 euro) fino ad arrivare alla “riqualificazione “ di Via Minghelli tratto pedonalizzato per il nuovo Teatro (circa novecentomila euro, ulivi compresi?);

 

c) il progetto prevedeva sin dall’inizio il taglio di tutti gli alberi, per la precisione ailanti, presenti al centro della piazza da molto tempo e ai quali cittadini e residenti erano affezionati, anche per l’ombra e il fresco che donavano alla piazza. I medesimi cittadini presentarono all’epoca, dopo una fruttuosissima raccolta di firme, una petizione all’allora Sindaco Adani nella quale si chiedeva di non tagliare gli alberi e di rivedere quindi il progetto assieme agli stessi interessati per evitare che venisse percepito come spesso accade come “un progetto calato dall’alto” (vedi);

 

d) il Sindaco Adani, senza mai dare riscontro alle richieste dei cittadini e dei residenti, si limitò a rispondere indirettamente attraverso i giornali affermando che il progetto prevedeva, sì, il taglio degli alberi (oltretutto necessario perché “sono pericolose e infestanti, foglie e corteccia sono tossiche” vedi).

 

Ovviamente non è semplice fare un intervento che accontenti tutti, mediando fra diverse esigenze: come sempre, qualcuno rimarrà scontento, ma l’importante è che ciò avvenga in buona fede, ovvero che le decisioni prese siano in nome del bene collettivo o della grande maggioranza dei cittadini. Se certe richieste fossero state ascoltate o, magari, interpretate all’epoca, forse non ci sarebbe più bisogno di mettere mano alla Piazza, se non forse per qualche piccolo ritocco di prammatica.

 

Qualche perplessità la suscita invece il divieto di balneazione emanato dall’Amministrazione, in riferimento probabilmente alle numerose persone che abbiamo visto giocare e rinfrescarsi quest’estate sotto i getti delle fontane.

 

Personalmente credo che una simile pratica, quando non esca dai limiti della decenza e del buon senso – naturalmente le fontane non sono docce pubbliche, per cui nessuno deve pensare di andare a farsi il bagno lì… – non sia così disdicevole come viene percepita da molti. La piazza è stata progettata come uno spazio molto aperto, chiaro e quindi molto luminoso, ed è espostissima al sole. Tra le prime cose che dovrebbero venire in mente, quando si pensa di inserire una fontana in uno spazio così, è che qualcuno sicuramente vorrà bagnarsi sotto i suoi getti. In special modo i bambini, e anche l’ex Sindaco Roberto Adani aveva espresso l’auspicio che la nuova Piazza Braglia diventasse uno spazio vivibile per i cittadini e divertente per i più piccoli. Riporto per comodità dei lettori un intervento dello stesso Adani sempre al post sopraccitato: “[…] Allora la piazza come io me la sono immaginata è una piazza in cui in estate i bambini vadano a giocare e a bagnarsi con le fontane, spero di vedere quanche mamma disperata che corre dietro al proprio figlio con un asciugamano […]”. È un bell’augurio, senza dubbio, al quale mi allineo (spero che non me ne vogliano le mamme!). Perché allora vietare questi scherzi, questi giochi (sempre, come detto, che non superino determinati limiti di buon senso)? Quale disagio creano questi comportamenti, realmente?

 

Se si volesse porre il problema da un punto di vista più concreto, l’Amministrazione (e con lei i cittadini che sostengono l’ordinanza) dovrebbero chiedersi se l’utilizzo “improprio” delle fontane non provochi danni alle stesse, vista anche la particolare scelta di porle a livello del terreno, senza una vasca di contenimento per l’acqua. In questo caso, l’ordinanza apparirebbe più in linea con un’idea di governo progettuale, e non solo impegnato a tamponare le falle che si aprono quando qualcuno alza la voce.

Il timore è che la piazza, da luogo di incontro che è diventata dopo la sua ripertura, rischi di diventare l’ennesimo luogo di una geografia urbana disgregata (o, meglio, disaggregante). Ben vengano i tavolini all’esterno, tipici di un certo stile di vita “all’italiana” indubitabilmente piacevole e ottimo antidoto ai ritmi da centro commerciale; ma farei attenzione a non riconoscere valore agli spazi pubblici solo in virtù del loro potenziale economico, escludendo chi, invece che fare spese, ha semplicemente voglia di vivere e godere di quegli spazi in altro modo, ed escludendo quindi forme di socialità che non hanno a che vedere con uno scambio in denaro.

Mi pare quasi superfluo chiarire che non si tratta di una posizione ostile agli interessi dei commercianti della piazza, che hanno tutto il diritto di sviluppare le proprie attività approfittando dei vantaggi (e limitando gli svantaggi) della loro collocazione. Si tratta solo di una domanda da cittadino: siamo sicuri al 100% che interessi economici della piazza e socialità nel senso più ampio del termine non possano andare d’accordo? O meglio: i bambini che giocano a rincorrersi circondati dai getti ascensionali delle fontane sono così indecorosi da deprimere il mercato?

 

Questa è una domanda – brutale, se si vuole – da porci nel momento in cui ragioniamo su che tipo di città vogliamo vivere.

 

Marco Bini

 

Eleonora Mariotti

 

Monica Maisani

 

Annunci
Categorie:

1 Comment

  1. Lascio un commento a riguardo perchè è un argomento che mi tocca da vicino, considerando che abito in questa piazzetta. Penso che molte persone abbiano accusato problemi maggiori di quelli che effettivamente ci sono, forse perchè non abituati al cambiamento. Certo il cambiamento per essere soddisfacente deve avvenire in positivo, non in negativo..
    Da residente in questa piazzetta penso che la situazione sia cambiata in positivo anche se ci sono sicuramente alcuni aspetti da segnalare.
    Se penso a com’era quest’area prima che avvenisse l’intervento di riqualificazione, mi vengono in mente solo i marciapiedi rotti, l’affluenza di macchine, persone che accendevano la radio, a tutto volume,della propria auto parcheggiata durante la notte e ogni tanto qualche siringa davanti alla porta di casa.. mi ricordo un posto molto buio e poco sicuro di notte e molto caotico di giorno.
    Ora non è così, anzi, è bello poter uscire di casa e non ritrovarsi più un via vai di macchine davanti, adesso ritrovo persone, famiglie di diverse culture che si ritrovano in un unico punto.. e questo oltre che a creare aggregazione (anche se penso che ci vorrà del tempo) evita anche che lo spazio diventi luogo di incontro di spacciatori e/o delinquenti di altro tipo…
    Quindi credo che sia giusto che, nei limiti della decenza e del buon senso, ci sia la possibilità di giocare con l’acqua in modo da mantenere vivo l’entusiasmo di uscire i casa e “ritrovarsi in piazza”.
    Per come la vedo io i punti deboli non sono la delinquenza, il problema dell’acqua e la sporcizia (data dal buon senso di ogni cittadino), io non riscontro problemi su questi fronti.. il problema sta quando il buon senso di alcune persone sembra non esistere: bambini che giocano a palla lanciandola dentro le finestre di casa altrui.. persone che soddisfano i propri bisogni fisiologici davanti le siepi di case qui vicine o dietro i muri di qualche casa… ecco, questi sono segni incivili. Su questo bisognerebbe soffermarsi e penso che la proibizione di giocare a pallone sia giusta sia per me, che potrei ritrovarmi un pallone dentro casa (cosa già avvenuta, sia per i commercianti che potrebbero ritrovarsi con la vetrata del negozio rotta…
    Oltre a questo vorrei soffermarmi sulla questione degli alberi, sono convinta che questo sia stato un errore grave di progettazione, come studentessa di architettura, posso affermare che qualsiasi buon architetto dovrebbe sapere che una facciata esposta a sud necessita dell’ombreggiamento durante i mesi estivi, soprattutto se è presente una piazza che riflette molto la luce del sole, l’ombra serve per temperatura troppo elevata del terreno e per evitare che i raggi del sole si riflettano sui vetri, i quali accumulando il calore lo trasferiscono all’interno delle abitazioni. Certo, la situazione prima non era delle più ottimali, ma credo che ora sia peggiorata.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...