Faremmo così nel nostro giardino? Uno strano modo di “manutenere” il verde stradale, di Carla Cappi

Una mattina per lavoro prendi la macchina (utilitaria a metano per cercare di fare meno emissioni, meno inquinamento, meno danni per il mondo dei nostri figli) e percorri la via che da Spilamberto arriva a Castelnuovo, quella strada che spesso costeggia la ciclabile. E ti chiedi cosa sia atterrato nella notte. Forse un Godzilla affamato che ha strappato i cespugli con i denti. No. E’ passato qualcuno, forse la Provincia, forse l’ANAS, non so, ma di certo qualcuno che ne aveva “l’autorità”, che ha trinciato le dolcissime siepi onde evitare che i loro rami potessero arrivare incautamente sulla sede stradale. Uno scempio mai visto. Non so se quelle piante sopravviveranno, non so se quelle piante ammalandosi e poi morendo possano diventare anche più pericolose per ciclisti ed automobilisti. Io non lo so, sono un cittadino e il mio lavoro è un altro, le mie competenze altre, non lo so valutare con esattezza. Ma quello che so è che di certo chi ha fatto quello scempio non si e’ posto assolutamente alcuna domanda.

Ha di certo scelto di fare la cosa più economica. Per me quelle siepi sono ciò che resta dell’antica vegetazione dove i piccolissimi passeriformi possono ancora trovare rifiugio e viverci. Per me quelle siepi sono ombra e ossigeno per il ciclista ed il pedone che si prendono una meritata pausa dalla frenesia quotidiana. Per me quelle siepi sono un segno importante di convivenza con tutto ciò che sembra non avere immediato riscontro economico. Vederli strappati come fossero banali brutture ai margini delle strade mi ferisce come cittadino. Quelle siepi hanno un valore più grande dei soldi. Ci insegnano il rispetto. Chi amministra i nostri beni lo fa in nostro nome e lo deve fare con competenza e buon senso. Ha l’obbligo di essere sempre informato ed educare noi cittadini alle scelte migliori per la collettività. Ecco invece che proprio da loro parte il disprezzo per cio’ che sembra essere di nessuno. Perche’ sono assolutamente certa che nessuno avrebbe distrutto cosi’ barbaramente il proprio giardino o il parco sotto casa. Vorrei che le istituzioni si ricordassero di fare parte di una comunità di cittadini pensanti e non solo di consumatori od elettori in base alle esigenze personali del momento.

Vorrei che le amministrazioni locali tornassero ad una gestione del nostro territorio con una vera logica di conservazione e cura. La stessa che adottano per la propria casa. Quindi basta con i grandi cantieri, le grandi opere lasciando subito dopo inesorabilmente tutto in balia del tempo, delle intemperie, degli incidenti, senza mai alcuna manutenzione, per poi tornare dopo pochi anni ad aprire un altro grande cantiere e rifare tutto. Ormai si segue questa logica per piazze, parchi, marciapiedi, aree sportive … Il cittadino si ritrova sempre in condizioni di disagio: durante il primo cantiere e da quando incominciano le prime insidie sino al succesivo cantiere. Ogni cosa va fatta e curata, come ognuno di noi fa con la propria casa ed i propri figli. Una manutenzione costante e puntuale delle nostre città e del nostro territorio darebbe al cittadino grandi benefici, ovvero riduzione dei disagi, riduzione delle spese, aumento della vivibilità e soprattutto darebbe un grande esempio da parte delle amministrazioni locali: la città in cui viviamo non deve essere trattata come un bene usa e getta.

Carla Cappi

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1 Comment

  1. Ciao Carla , mi sà che qualsiasi lotta ormai sia vana , un milione ti hanno formato il foglietto per il referendum ,gli altri 59 milioni ti voteranno contro convinti che l’acqua privatizzata sia più buona che il gas privatizzato costi meno , che la sanità privata funzioni meglio …..
    ormai è enesorabile il declino fino a toccare il fondo ..
    e là ci resteremo per secoli a venire perchè la gente ormai
    è……meno acculturata di un tempo meno propensa a pensare alla collettività e una serie aggettivi negativi per arrivare fino a quelli volgari .
    Non esistono pezze . Siamo delle M ” ……. ciao ciao
    Tuo fratello rassegnato .

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