GLI OPERAI CI SONO ANCORA di Mauro Smeraldi

La vicenda della Fiat  ci riporta ai tre obiettivi di VIGNOLA CAMBIA: democrazia solidarietà ed ambiente.

Voglio cominciare  con le parole di Gino Giugni (socialista e padre dello Statuto dei lavoratori, insieme al ministro del lavoro Brodolini, pure lui socialista):

“… caratteristica essenziale dell’organizzazione della vita produttiva nell’epoca moderna è l’esistenza, al fondo della struttura sociale, di un costante conflitto di interessi  tra lavoratori subordinati e datori di lavoro. Questi ultimi, disponendo dei  mezzi di produzione, e quindi del potere di decisione sulla loro organizzazione ed  utilizzazione, si trovano, nei confronti dei lavoratori subordinati, in una posizione di preminenza, per contenere e contrastare la quale sorge, appunto, l’organizzazione sindacale. Il conflitto industriale viene inquadrato  da alcune note correnti di pensiero come elemento  della lotta di classe. Dottrine recenti ne hanno puntualizzato l’essenza nel conflitto contro l’autorità  nell’impresa, indipendentemente dalla esistenza di una proprietà  capitalistica: si rileva che il conflitto emerge anche nelle imprese pubbliche, mentre la moderna, grande società per azioni è in effetti controllata non tanto dai proprietari quanto dalla nuova classe dei dirigenti o managers.

….Nel  1970 il legislatore, con l’emanazione della  legge n. 300 (c.d. Statuto dei Lavoratori) compiva un notevole salto di qualità nel proprio  atteggiamento di fronte al conflitto industriale.

Nella legge  concorrono due aspetti fondamentali. Il primo consiste nella tutela della libertà e della dignità del lavoratore con riferimento a certe situazioni limite di carattere repressivo  che si verificano nell’azienda; quest’ultima, essendo un’organizzazione basata sul principio di autorità, è inevitabilmente destinata a creare, anche indipendentemente dal modo di essere delle persone che la gestiscono, una situazione tendenziale di mortificazione della libertà e della dignità di chi lavora in posizione subordinata: era quindi opportuno un intervento del legislatore per la salvaguardia dei suddetti valori in determinati aspetti della vita aziendale, come ad esempio, l’uso della polizia privata nelle fabbriche (art.2), le perquisizioni personali (art.6), l’uso di mezzi audiovisivi per  il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori (art.4), l’esercizio del potere  disciplinare (art.7).

 ….  Il secondo aspetto della legge è espressione di una particolare posizione che lo Stato ha assunto in materia di rapporti sindacali sulla linea di una politica cosiddetta di sostegno delle organizzazioni sindacali dei lavoratori. Il legislatore ha cioè ritenuto che da un lato, per un fatto di democrazia sostanziale, dovesse essere legittimata la presenza del sindacato all’interno  delle aziende, e dall’altro che tale presenza costituisse la migliore garanzia  di una effettiva tutela dei lavoratori. Il legislatore riteneva infatti che la tutela del lavoratore non venisse  sufficientemente assicurata dalla semplice statuizione del diritto, bensi’ che tale risultato potesse essere dinamicamente raggiunto solo a condizione di favorire e stimolare la responsabile attività di autotutela da parte  dei prestatori di lavoro all’interno della organizzazione produttiva….”

Mi sono dilungato su  queste parole che Giugni scriveva nel 1975 a margine delle sue lezioni di diritto del lavoro per chiedermi e chiedervi che cosa hanno di superato e di non moderno. Gli intellettuali della Confindustria  ci spiegano che la lotta di classe  non esiste più e gli operai devono abbandonarla, ma i datori di lavoro continuano a praticarla. Ci dicono che le ideologie sono ormai superate, ma la ideologia liberale è imperante.

L’accordo FIAT  è in contrasto con norme fondamentali del diritto del lavoro e anche con importanti principi della Costituzione. Vediamo nel dettaglio

a)la FIAT  ha creato la newco per aggirare l’art. 2112 del cod.civ., che tutela i lavoratori che passano da una società cedente a un’altra che rileva l’azienda. L’articolo dice che se la fisionomia dell’impresa resta la stessa, e qui vediamo che lo stabilimento e la proprietà  non mutano, il lavoratore ha diritto a conservare il suo vecchio contratto. E la Fiat invece azzera tutto.

b) secondo la logica del sospetto (tipica dei paesi autoritari) si prevede la non retribuzione in caso di assenze per malattia reiterate o piazzate  strategicamente vicino  a  festività.  Ma lo  Statuto dei lavoratori già permette all’azienda tutti gli accertamenti possibili  sul  dipendente, come è giusto: e allora perché oggi si decide di basare le sanzioni su elementi indiziari rispetto a strumenti certi?

c) secondo le clausole di responsabilità (contenute negli artt. 1 e 2 dell’accordo) il lavoratore che accetta di firmare il contratto individuale si lega le mani rispetto ed orari, turni, pause, straordinari: tutti  aspetti che vengono cristallizzati e su cui in potrà scioperare,  pena una sanzione disciplinare, fino al licenziamento.

d) il sindacato se protesta contro l’accordo può perdere le ore retribuite e i permessi. Ma non solo: se non firma l’accordo (come la FIOM) viene escluso tout court dalle agibilità previste dallo Statuto dei lavoratori

e)  in nessun punto dell’accordo la Fiat ha messo per  iscritto i  suoi impegni di nuovi investimenti

Il 46% dei dipendenti Fiat  e il 50% degli operai ha detto NO a questo accordo. Nonostante i ricatti (se vince il NO la Fiat se ne va) e nonostante i drammatici problemi di chi fa davvero fatica  ad arrivare  a fine mese e/o a pagare la rata del mutuo o l’affitto. Gli operai  e la cultura operaia a Torino ci sono ancora. Nonostante Chiamparino e Fassino. Nonostante un PD immobile e ingessato, incapace di scendere in campo a fianco dei “suoi” operai, di far sentire loro che non erano soli, che una parte politica (la loro parte politica) era con loro, che il lavoro è  un “bene comune”, un bene di tutti, da difendere nelle fabbriche e nella società, nelle scuole e nei libri.

Tanti anni fa Pietro Ingrao, parlando al festival dell’unità a Modena e rivolgendosi ai giovani, li invitava a sognare, perché senza sogni non c’è futuro, non si migliora il mondo, non si riducono le diseguaglianze.

Un filosofo del diritto contemporaneo (Luigi Lombardi Vallauri) scrive che ci sono due categorie di beni: i beni esclusivi e i beni non esclusivi.  Un vero sviluppo postula una rivoluzionaria mutazione del desiderio e delle politiche, un convinto passaggio dal primato dei beni esclusivi al primato dei beni non esclusivi. E per fortuna i beni non esclusivi esistono: sono i beni del corpo: la piena salute e tutte le abilità. I beni della mente: la virtù, la cultura, la creatività.  I beni della relazione umana: la comunità solidale, l’amore, l’amicizia.  Tutti questi beni possono essere  goduti da infiniti soggetti in misura illimitata e intaccando in misura minima le risorse del pianeta.

E’ troppo chiedere alla maggiore forza della sinistra di  ripartire da questi valori,  di ricominciare a parlare alla gente di alternativa, di stare a fianco di chi  ha davvero bisogno? Di non concentrarsi sull’alleanza con una forza politica che sta in Parlamento solo grazie ai voti della mafia in Sicilia? Non è terribile sentire un operaio Fiat di 24 anni che dichiara che la cosa che più gli fa rabbia è essere stato abbandonato dal PD?  Ma credete davvero che Fassino vinca le  elezioni a Torino?  Mi auguro e vi auguro che si tengano le primarie ovunque, proprio per evitare la scomparsa del PD. E speriamo che a Bologna le vinca  l’Amelia. Altrimenti la città è  persa.

Rimane l’ambiente. Ma lascio ad altri il compito di parlarne. Mi limito a notare che in questa situazione drammatica quasi nessuno ha avuto il coraggio di dire che la produzione di altre migliaia di auto non serve a nessuno. Anzi accelera   la nostra autodistruzione.

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