Gruppi d’Acquisto Solidale: 1 euro, se bene speso, vale molto di più

Il frigorifero è vuoto, si va a fare la spesa.
Fragole, lamponi, peperoni, pomodori… tutto l’anno lì, a disposizione su banchi igienizzati ben illuminati, disposti in ordine, allineati, puliti e lucidati. Si prendono con guanti di plastica; si ripongono con cura nel sacchetto di plastica; si pesano; si preme il rispettivo tasto sulla bilancia elettronica ed ecco lo scontrino: 1 euro. Di quell’euro, approssimativamente, 40 centesimi corrispondono alle spese di imballaggio, trasporto e conservazione/refrigerazione; 50 centesimi vanno alle varie intermediazioni e solo 10 centesimi, a volte addirittura meno, vengono pagati al coltivatore/produttore.
In questo modo si soddisfano le esigenze dei consumatori: ”il bambino non piange più: ha in bocca una fragola gonfia, rossa sfolgorante, dentro è pallida ed insapore; è novembre e le castagne non gli piacciono”.

Fare la spesa non è un’azione priva di significato che riguarda solo il consumatore, i suoi gusti o il suo portafoglio: quel semplice gesto quotidiano ha una ricaduta non solo economica, ma anche sociale e politica. Cominciamo allora a chiederci che cosa c’è dietro a un determinato bene di consumo: quanto del costo finale serve a pagare il lavoro e quanto invece la sua distribuzione o la pubblicità; chi lo ha prodotto ha rispettato le persone che ci hanno lavorato e le risorse naturali? Qual è l’impatto sull’ambiente in termini di inquinamento?

Acquistando un prodotto, gli permettiamo di esistere e diventiamo sostenitori della catena legata alla sua produzione. Allora, perché non sostenere direttamente i piccoli coltivatori agricoli locali in difficoltà? Lo si può fare accorciando la “filiera”, ossia tagliando alcuni passaggi intermedi tra produttori e consumatori e rifornendosi direttamente dai primi.
I Gruppi d’Acquisto Solidale (G.A.S.) nascono infatti spontaneamente proprio a questo scopo: piccoli nuclei di persone si riuniscono per comprare direttamente dai produttori. In che modo? Semplicemente, il referente del gruppo raccoglie gli ordini e prende direttamente i contatti con i piccoli produttori.
Quando arrivano i prodotti li distribuisce e gli aderenti se li dividono, pagando le spese senza nessun ricarico. La quota pagata per ogni acquisto corrisponde alla quota di prodotto senza margine ed il referente svolge un’attività di puro volontariato. Si crea così una nuova relazione ‘virtuosa’ tra il mondo agricolo a “km 0” e quello urbano: “tu mi dai la verdura fresca di stagione ed io ti sostengo”.
La solidarietà tra cittadini e coltivatori fa dell’agricoltura il paradigma di un nuovo rapporto tra economia e territorio: un’economia a base locale, un’economia dei luoghi, alternativa a quella globalizzata, dove il territorio smette di essere mera aggregazione di aziende individuali o forse individualiste.
Si potrebbe anche pensare – e da qualche parte già lo si fa – a Distretti di Economia Solidale (D.E.S.), immaginando una rete sempre più ampia e coesa di soggetti-imprese che, accettando di parteciparvi, sottoscrivono un modo di “fare impresa sociale” con e per “consumatori critici solidali” sempre più attenti ai processi produttivi.
Il sistema economico e sociale, se orientato a queste preziose relazioni, genera un altro mondo possibile, alternativo alla crisi che si sta vivendo perché basato sulla reciprocità e fatto di rapporti umani e relazionali. Così l’economia territoriale, basata su un patto solidale tra abitanti e produttori, non ha bisogno d’altro e tanto meno di intermediazioni.
Ogni giorno ci è possibile compiere una piccola rivoluzione facendo la spesa; è importante prendere coscienza di questo assunto perché è proprio ciò che ci rende consumatori responsabili e solidali e ci aiuta a ricomporre il mosaico abitante-produttore-consumatore-territorio senza buchi, perdite o danni irreparabili.

I G.A.S. nascono dall’esigenza di cercare seriamente un’alternativa al modo di consumare troppo poco attento di oggi; nonché dall’esigenza di salvaguardare i prodotti locali agricoli, frutto di colture e culture tradizionali che rischiano entrambe di scomparire sotto le spinte dell’omologazione del mercato globale. Acquistarli diventa un modo per allungare la loro vita (e la nostra), proteggere la biodiversità. Ciò che viene venduto oggi nei negozi come bene di consumo ha spesso viaggiato da una parte all’altra del pianeta a causa del diverso costo della manodopera e delle materie prime, producendo inquinamento e consumando energia da fonti fossili e alimentando condizioni lavorative disumane, lontane dalla carta dei diritti dei lavoratori e dal rispetto delle norme di sicurezza. Da questo punto di vista optare per prodotti locali è anche una scelta etica, che porta a diminuire il nostro carico ambientale e a smettere di essere complici di tanti sfruttamenti nei paesi del sud del mondo.

Finalità di un G.A.S. è quindi provvedere all’acquisto di beni, credendo fermamente in una concezione più umana dell’economia, più vicina alle esigenze reali dell’uomo e dell’ambiente. Il consumatore può farsi eticamente critico, riflettendo quando fa la spesa e soprattutto pensando a:
1)SALUTE: perché consumare prodotti di stagione, da coltivazioni prive di pesticidi e diserbanti, è sano e ci permette di avere un’alimentazione più varia;
2)SOLIDARIETÀ: perché sostiene i piccoli produttori locali che altrimenti risulterebbero schiacciati da grandi produttori, rappresentati dalla larga distribuzione e dalle multinazionali;
3)BENE RELAZIONALE: perché un contatto diretto tra produttore e consumatore genera una “economia del noi” fatta di conoscenza, fiducia ed impegno reciproco, valori fondamentali per una convivenza civile;
4) SOSTENIBILITÀ: perché consumare biologico e naturale contribuisce a non impoverire la ricchezza naturale del Pianeta, trasformandosi in un consumo sostenibile nel tempo;
5) GUSTO: perché i cibi biologici sono più buoni.
Quando il frigorifero è vuoto o in genere se si va a fare la spesa quell’euro, se bene speso, vale molto di più.

PS:
La Lista di Cittadini Vignola Cambia ha fondato da 6 mesi il GAS Vi Cambia, iscritto alla ReteGas nazionale http://www.retegas.org/
Predilige i piccoli/issimi produttori locali biologici e la quota pagata per ogni acquisto corrisponde alla quota di prodotto senza margine o ricarico.
Eleonora Mariotti, che ne è la referente, svolge attività di puro volontariato prendendo contatti con i produttori, raccogliendo gli ordini e distribuendo i prodotti in un unico giorno settimanale, che diventa momento di scambio di saperi e valutazione dei nuovi prodotti.
Il Gas Vi Cambia è composto da una trentina di persone/famiglie, delle quali una quindicina ordina assiduamente tutti i prodotti proposti.

Al momento il Gas Vi Cambia rifornisce:
settimanalmente: verdura e frutta bio di stagione e uova.
bimestralmente: farro, farine, riso, succhi di frutta, caffè, zucchero sempre da produttori piccoli e locali a km0 o quasi; gli ultimi 2 (non a km0) sono parte di progetti di cooperazione internazionale ‘dal basso’, che tentano di costruire relazioni sociali basate su diritti, dignità e salvaguardia dell’ambiente contro gli sfruttamenti degli uomini e della terra
trimestralmente: la pasta accorpando gli ordini con altri Gas dell’Emilia Romagna per ottimizzare i trasporti.

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