21 gennaio 2013 primo incontro dei 5 previsti per il progetto di partecipazione del PSC di Monica Bononcini

TITOLO DELLA SERATA:

La dimensione e le caratteristiche della crescita; politiche di recupero e rigenerazione urbana.

Dopo l’esposizione confusa e di corsa dei dati demografici, dove per fare un esempio descrivono il ceto medio così: (trovate il documento sul sito PSC ) “ceto medio impoverito” spesso proprietario di un’abitazione, con un titolo di studio oltre la scuola dell’obbligo, con un reddito da lavoro che vivono al di sopra dei propri mezzi a diversi livelli di reddito e di status sociale. VULNERABILI pressati e sfibrati, a volte impasticcati, separati, indebitati, soli, depressi.

Come vedrete i dati dei documenti sono illeggibili (almeno da me) le parole che usano sono assolutamente inopportune (impasticcato?) e la loro esposizione non ha migliorato la comprensibilità. In realtà le politiche di recupero e rigenerazione erano per presentare e giustificare un progetto costruttivo da qui al 2025 di quasi 7000 unità abitative. Articolo di Andrea Paltrinieri per una analisi approfondita. Dopo l’esposizione, durata 3/4 d’ora, ci hanno diviso in 4 gruppi ognuno accompagnato da un facilitatore che ha riassunto per punti la nostra discussione per poi sintetizzare il risultato a fine serata insieme agli altri facilitatori.

I dati importantissimi, che secondo me, sono usciti da questo primo incontro sono:

La voglia che ha la cittadinanza di “partecipazione” la presenza è stata ampia, eravamo quasi 100 persone e alcune sono rimaste fuori. Da ricordare però la grande discriminazione che si è fatta dei cittadini che trovo inaudita: solo alcuni erano invitati non sono stati invitati tutti i cittadini.

Stop al consumo di territorio, una voce che ormai è diventata un pensiero comune.

Recupero, recupero, recupero!

Da tutti i gruppi è emerso subito che i dati che ci hanno presentato erano vecchi e ormai obsoleti (alcuni arrivano fino al 2010 altri addirittura si fermano al 2006, 6 anni fà!!!) e non tengono conto degli ultimi anni di crisi, in questi ultimi anni è cambiato il mondo e ancora la crisi non ha finito la sua corsa inesorabile. Nell’impossibilità di avere dati precisi e non credendo molto nella possibilità di fare previsioni basandosi sui dati visto come sta cambiando rapidamente la situazione, ci si è chiesti cosa vogliamo dalla nostra città.

Recupero del costruito, recupero delle aree industriali vuote, degli immobili da ristrutturare, e solo dopo un censimento degli immobili sfitti/degradati/non finiti di costruire si è pensato che se proprio mancassero nuove abitazioni (da costruire al posto di vecchie abitazioni demolite o in aree industriali dismesse) sicuramente ci sarà bisogno di nuovi tipi di abitazioni, con caratteristiche diverse da quelle che si sono costruite in questi anni di crescita, senza un progetto ragionato pensato al futuro, che ha basato l’edilizia principalmente sulle speculazioni e alle entrate del comune che ha sempre usato i soldi degli oneri di urbanizzazione per far cassa. Una proposta interessante: legare l’onere alle opere pubbliche e non alla cassa del comune. Un modello di appartamenti o case per le nuove esigenze di condivisione (condivisione della badante, della Baby Sitter, della cucina, per separati o single) non ghettizzati, ma inseriti in condomini o quartieri, anche per emergenze sociali quali sfrattati ecc.. Recupero dei centri storici magari con progetto comunale che fà da gestore del progetto e contribuisce con finanziamenti/sgravi/deroga al patto di stabilità. Riqualificazione energetica degli edifici.

Ma la domanda che tutti si sono chiesti alla fine del lavoro fieri di averne partecipato è stata sicuramente…quanto incideremo sul progetto finale, davvero l’amministrazione terrà conto delle nostre parole?

Monica Bononcini

articolo de il Resto del Carlino del 25 gennaio 2013 del giornalista Gagliardelli (Carlino 25 gen 2013)

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