E’ Primavera! Svegliatevi bambine(i)!

E’ Primavera! Svegliatevi bambine(i)!

E’ Primavera! Anche se l’inverno è stato mite il suo arrivo merita una accoglienza gioiosa. E Domenica 20 Marzo, il sole invitava a mettersi in moto e avviarsi lungo il Fiume in un consueto, seppure sempre diverso per i mutevoli fattori che lo connotano, percorso sulla sua sponda. E così, iniziando a camminare nel sole, le acque del fiume sembravano più azzurre e gorgoglianti, le prime gemme verdi degli alberi brillavano nelle loro gocce di rugiada; i fiori dei pruni e dei ciliegi più precoci macchiavano gli ambiti arborei ancora scuri di legno; qualche nuvoletta rosa di peschi e “mirabolani” appariva qua e là; il profumo delle viole ti colpiva persino prima di vederle. Ah, la Primavera,… ma….

Dopo poche centinaia di metri dalla Rocca in direzione di Marano il gorgogliare del Panaro diventa improvvisamente sinistro e l’acqua non pare più così chiara.

Il punto in cui il fiume già da oltre due anni ha intaccato la sponda e interrotto il percorso natura mostra una incisione molto più profonda: la riva è praticamente scomparsa e il passaggio è ridotto a circa 50 cm a ridosso del muro, da poco ricostruito, della proprietà agricola. La corrente del fiume raschia la terra un paio di metri sotto e le rovine delle vecchie difese spondali, muraglioni e gabbionate, sprofondano nell’acqua. Un gruppo di 5 grandi pioppi superstiti dei tanti che popolavano questo tratto di fiume solo 10 anni fa resistono, ma ancora per poco dato che le loro radici verso il fiume sono già tutte allo scoperto e penzolano tristi sotto il tronco affacciato sul vuoto. Il colore delle loro gemme non mi pare più così brillante e allegro. Pensare che pochi anni fa avevo cercato, con successo, di salvarli da un taglio ormai programmato della Provincia su istanza di alcuni frontisti. Fra pochi giorni al prossimo crescere della corrente il Panaro li stenderà sulle sue acque fluitandoli faticosamente a valle. (foto 2)

2L'ansa del Panaro e l'erosionedella sponda sin.

La forza bruta della natura, dirà qualcuno. Una brutta storia di incuria e incapacità gestionale, penso io, che non conosce, purtroppo, soluzione di continuità tra vecchie e nuova amministrazione.

Gli ambiti fluviali sono diventati, nel tempo, ambienti molto artificializzati che necessitano attenzione, cure e gestione. Ciò che è mancato da almeno 20 anni al Panaro.

18.Dove il fiume per se stesso fortifica appoggiando ad una ripa all’incontro, rode l’altra.”

6. Per levar il corso del fiume da una parte, è bisogno procurar l’empitura di esso in quella parte, e l’esito facile altrove.”…

9. Se si vorrà levare il rodere del Fiume in una parte, bisogna procurare, che manchino in quella parte le forze.”

Il fiume è stato da molto tempo costretto in un ridotto ambito di divagazione dalle protezioni spondali che sono servite, oltre che per la difesa dalle piene, anche a guadagnare fertili suoli agricoli; si sono create dighe per incanalare le acque verso i terreni coltivati e briglie per proteggere i ponti; proprio negli ultimi 15-20 anni sono state realizzati o innalzati sbarramenti per servire centraline idroelettriche. Dunque le acque si muovono in modo molto poco naturale dentro l’alveo residuale del fiume e tutte le rigidità create (dighe, briglie difese etc.) non fanno altro che spostare il rischio idrologico in un punto o nell’altro del fiume che necessita per questo di un attento governo. Proprio ciò che è venuto sempre più meno negli ultimi decenni. Addirittura le poche opere realizzate , esclusivamente “di riparazione”, sono state pagate con il prelievo e l’asportazione di inerti perché nessuna istituzione ha avuto risorse da dedicare a tali necessità ed urgenze. I servizi tecnici di controllo sono stati progressivamente smobilitati.

I soli mezzi visibili oggi sul Fiume sono quelli, ruspe e scavatrici, al servizio delle centraline idroelettriche. Un servizio a tempo pieno. Infatti le dighe interrompono il trasporto solido che nel tratto Marano- Vignola è ancora molto consistente, collocandosi nella zona terminale della conoide. I bacini di raccolta a monte delle dighe sono ben presto ricolmi di tali inerti ed anzi i materassi sopravanzano il culmine della diga anche di oltre un metro. Per convogliare le acque verso l’imbocco della centralina ruspe e scavatrici aprono nei materassi di deposito veri e propri canali rimuovendo o spostando continuamente le ghiaie e sabbie. (foto5)

5 Ponte di Marano.Il bacino e la centralina

A valle delle dighe l’interruzione del trasporto solido provoca profonde incisioni nelle argille sulle quali il fiume scorre, come in un tubo, senza la possibilità di penetrare orizzontalmente sotto i materassi delle rive mantenendo umidi i suoli dei coltivi e alimentando le falde. I materiali asportati sono accumulati (con dubbio destino! Dove andranno a finire?) ai bordi del fiume in alti rilievi (Ponte di Marano) o stratificati sulla riva (come al Ponte Muratori dove arrivano, in sponda destra, alla biforcazione dei rami di alti pioppi bianchi (foto1);

1Ponte Muratori. Accumulo delle ghiaie in sponda dx

o come fra Marano e Vignola dove gli inerti più fini scavati formano un rilievo di circa 10 metri sul terrazzo a valle della diga, in sponda sinistra). Solo durante le piene una parte delle ghiaie e sabbie accumulate nei bacini viene spazzata a valle e là dove il trasporto è maggiore (Marano) è visibile una ri-stratificazione parziale del materasso ghiaioso sulle argille in alveo a valle della diga.

Al Ponte Muratori l’erosione a valle della diga provocato dal canale di sbocco della centralina mette invece a rischio un sito paleontologico di importanza mondiale.

Le dighe sono poi un ostacolo della continuità ecologica del fiume e una grave minaccia alla sua biodiversità come dimostra il fatto che ne vengano considerate l’ indicatore più significativo.

Qualcuno si è mai preoccupato di confrontare il costo di queste conseguenze che intaccano fondamentali servizi ecosistemici mettendo a rischio la sicurezza degli abitanti e produzioni agricole ad alto valore aggiunto con i pochi euro pagati dai gestori delle centraline per le concessioni regionali e i nulli vantaggi per le popolazioni locali? E’ equo il trade-off fra profitti dei privati e compromissione del bene comune?

Si può cambiare questa situazione e come? La mia risposta è che sì, si può fare molto, ma illustrarlo qui prenderebbe troppo spazio e rischia di distrarci ulteriormente dal problema immediato della erosione della sponda da cui siamo partiti. Come chiunque può osservare anche dalla foto il problema è provocato dalla deposizione progressiva del fiume contro la sponda destra, circa 150 metri a monte, che ha gradualmente spostato, negli ultimi 15 anni, l’alveo ordinario verso la sponda sinistra come è osservabile anche nella serie temporale delle immagini di Google Earth (2003, 2011, 2012, 2014). Tra il 2003 e il 2014 la riva “ordinaria” si è spostata di 60-70metri! Oggi il flusso principale della corrente (“le forze”)si trova proprio sotto la sponda e scava in profondità, avendo così interrotto il percorso natura, asportato le tubazioni degli scarichi di acque superficiali provenienti dai coltivi, scardinato vecchie difese spondali, abbattuto antiche alberature e minacciato gli stessi coltivi.

19. E’ necessario conoscere la natura del Fiume nel suo corso, non quando è vuoto; ma quando è pieno, andar investigando le sue forze, avendo molte volte il corso diverso nelle inondazioni, e nel rigore; e per questo (…) se ne sa oggi così poco.”

L’inerzia non è a costo zero!!! Il periodo delle secche invernali favorevole alle movimentazioni degli inerti in alveo è trascorso anche quest’anno invano e si è persa così l’occasione di eseguire al costo di poche migliaia di euro una semplice operazione di ripristino del corso del fiume sulla sponda destra e riempimento dell’alveo e ispessimento della riva in sponda sinistra come anche la saggezza secolare* suggerisce.

27. Si dovranno ordinare in modo i lavori, che la forza della corrente piuttosto li confermi, che li possa debilitare; e questo avverrà, se si faranno con disegno, ed in luogo a proposito.”

23. La quantità dei virgulti fortifica le ripe …”

E quegli alberi presto caduti nel fiume a diventare “ostruzione per il libero fluire delle acque”? (foto3)

3I pioppi futuri nuotatori

E gli altri alberi che i gestori delle centraline fanno cadere in acqua movimentando le ghiaie nei bacini per incanalare le acque? Non si curano minimamente infatti di produrre dei flussi di forte corrente presso le rive (raschi) che ne provocano l’erosione (come si può vedere dalle foto scattate domenica, nel bacino al Ponte di Marano, foto 4) e l’asportazione della vegetazione.

4Ponte di Marano. La briglia nel bacino che provoca erosione in sponda sin

12. I ripari, che sono per ogni crescente cavalcati dall’acqua del Fiume, patiscono e nel calare dell’acqua porta quanto avea posto; e se l’acqua crescente passerà fra la ripa ed il riparo, causerà maggior danno e pericolo.”

Niente paura, un qualche ufficio regionale troverà sicuramente il modo di assegnare una bella “pulizia dell’alveo” a questa o quella “Wood Energy” cui peraltro un qualche assessore comunale, provinciale di una qualche Unione troverà modo di ampliare il mandato facendo orgogliosamente anche “una bella pulizia delle sponde”. E tutto, udite! Udite!, rivendicato a petto in fuori come “volontà popolare” e soprattutto “a costo zero” con l’avvallo persino di sedicenti ambientalisti.

“Si sarebbe potuti anche morire per la caduta di questo o quell’albero”… invece si muore proprio senza dubbio o ci si ammala sicuramente ogni giorno per malattie respiratorie causate dalla qualità dell’aria peggiore d’Europa ,qui, proprio qui in Pianura Padana! (dati Organizzazione Mondiale per la Sanità 2015).

Il buonumore della bella giornata è già perduto e provi a risollevarti andando a far visita ai tuoi amici Bonetti, agricoltori Biologici. Esci dal “percorso Natura” e prendi la carraia che arriva nella loro aia e a destra e a sinistra il colore che ti colpisce non è quello dei fiori degli alberi da frutto o delle gemme.

Un bel giallo paglia con venature arancioni e marroni campeggia (proprio appropriato questo verbo) sotto i filari di giovani ciliegi ( in lotti di proprietà comunale affidati a “sperimentatori” foto8),

8 Campi sperimentali!!

ma anche sotto le recinzioni (sic!) e persino nei fossi a lato della carraia (foto7).

7Giallo a primavera.

L’odore di erbicida prende alla gola altro che Pascoli (“..io che vivo altrove sento che sono intorno nate le viole…”). Avanzi per la carraia. A destra il fosso contermina i campi di Massimo Bonetti: è verde. Nel fosso di sinistra invece il giallo-arancio si intensifica e si spande anche qui fra i fruttiferi e attorno al canale.(foto9)

9 Inferno e Paradiso

 

Avranno saputo i “disinfestatori” che lo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS) ha dichiarato (nel 2015)di potenziale cancerogenicità il “Glifosato” (Roundup- Monsanto o altro) ? che L’AIAB ne ha riscontrato la permanenza nelle urine, nei cibi e nel latte materno? Che infine il Parlamento Europeo (sulla spinta in particolare di Francia e Italia) si prepara a vietarne l’uso (anche se già oggi è vietato il suo utilizzo all’interno e sui margini di fossi e canali)?

Se neppure questo è ancora riuscito a toglierti quella bella sensazione di rinascita che porta la Primavera o sei davvero ottimista o hai bisogno davvero di svegliarti e di una guida sicura. Ti consiglio di seguire i nuovi cartelli posizionati in diversi punti del percorso natura che puoi decidere di percorrere come tale avendo anche l’alta qualifica di percorso europeo, ma anche come ciclovia dei Parchi. In ogni caso ( vedi foto 6)

6Di qua, di là

troverai frecce che su un tratto lineare ti diranno che puoi andare, rimanendo sotto lo stesso titolo, a destra o sinistra, anche se non sai verso dove! La dovizia del cartello inutile o dell’inutile cartello è la vera novità del percorso lungo il Fiume di cui si sentiva davvero il bisogno. Altro che pulizia dei rifiuti, gestione del Fiume, regole di comportamento, un po’ di controllo per evitare che le diverse forme di frequentazione del percorso (a piedi: famiglie, podisti, atleti; in bici; con cani; a cavallo …) interferiscano fra loro e provochino rischi.

Cittadini, amministratori, è ora di svegliarsi!

Stefano Corazza

30Marzo 2016

*I corsivi sono tratti da “AFORISMI Intorno alla Riparazione de’ Fiumi.” Appendice a una edizione romana del 1783, in piccolo formato, della “Regola delli Cinque ordini d’Architettura di M. Jacomo Barozzio da Vignola”.

Annunci
Categorie:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...