APPUNTI SU UN CONSIGLIO COMUNALE DI MEZZA ESTATE

Quando cambia la geografia di un luogo, l’adattamento può essere difficile a causa del modificato punto d’osservazione.

Nella grande sala consiliare del nostro Comune Vignola Cambia, un tempo maggioranza, ora opposizione, non guarda più il grande dipinto di Maini dedicato alla vita di trattoria d’un passato ormai remoto; ora la linea retta dello sguardo conduce ai ritratti dei grandi vignolesi e, appena sotto, allo schieramento un po’ inespressivo dei consiglieri della nuova maggioranza.

Ma questa è un’annotazione di colore e basta.

La sostanza è un’altra e si concentra sulla difficoltà a dibattere in un’atmosfera di democrazia depressa. Ci riferiamo al fastidio esibito ogniqualvolta dal nostro tavolo, dalle nostre bocche nascono osservazioni e richieste di chiarimento. Dal nostro tavolo e dalle nostre bocche di oppositori veri. Non alludiamo al PD, sì opposizione, ma eternamente in soggezione nei confronti della libertà di pensiero (e di parola) perché appiattito su una linea di rappresentanza iperformale.

Ieri sera, nel secondo Consiglio Comunale della nuova stagione politica vignolese (il primo si era consumato in una reiterata ostentazione della nuova forza al comando, che fin da subito, con l’inconcepibile, e per questo spiazzante, benedizione impartita al Consiglio dal parroco su richiesta del Sindaco – ah, i luoghi della laicità… – “ha gridato”: eccoci qua, finalmente!!!), si è assistito a un’azione di opposizione motivata e istituzionale da parte di VC e al tentativo costante di anestetizzarne la portata ad opera della maggioranza, sempre con le stesse poche voci in cattedra. Gioco delle parti? In minima misura.

Soffermiamoci sulla richiesta di spiegazioni. Come esempio: sui risparmi di bilancio annunciati si fa capo soprattutto a Hera, le cui richieste nei confronti del Comune si sono abbassate di 67.000 euro. Domanda: perché e su quale base? Nessuna risposta minimamente strutturata, con seguito di denigrazione nei confronti di chi, nella passata consiliatura, ha cercato di affrancarsi dal monopolio soffocante della multiutility.

E ancora: prima di impegnare i circa 94.000 euro risparmiati e indirizzati alla manutenzione del “verde”, solo in prospettiva di generiche potature per “mettere in sicurezza” i nostri alberi in attesa di impietosi fortunali, diamo uno sguardo complessivo al “patrimonio verde” del Comune, allo scopo di definire i bisogni e di approntare un’opera di reale salvaguardia. Questo si è detto. Nessuna risposta: soltanto una stanca litania sulla necessità di intervenire su tanti esemplari arborei pericolosi.

Un nostro ordine del giorno, volto alla richiesta di applicazione dello Statuto Comunale a proposito dei Consigli Comunali aperti, viene definito una provocazione derivante da un’evidente sfiducia nei confronti della maggioranza. E pensare che, preventivamente, abbiamo sottolineato che il nostro vuol essere uno stimolo, diretto e lineare, per l’intero Consiglio.

Eccetera.

Cosa dire, infine, del trionfo dei luoghi comuni e dell’ipersemplificazione comunicativa contenuti nelle risposte e nelle repliche a quanto da noi richiesto e affermato?

Cosa dire del costante ritornello (espresso o abbozzato): ma come? Ancora interventi? Ancora interpellanze? Ancora mozioni? E quindi: ancora opposizione?

Siamo all’inizio.

Tirèm innanz.

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