Ailanthus altissima

Si era in una grande città mitteleuropea, alcuni anni fa, e si andava a zonzo per strade e piazze.

La passione, antica e consolatoria, per la natura guidò gli sguardi verso le alberature dei viali e le aiuole sparse qua e là.

In uno slargo, una bella presenza arborea: chioma ampia e slanciata, non toccata da potature sfiguranti, tronco imponente. Ci si avvicina. Ailanto. Il famigerato ailanto. Il temuto ailanto. Il nemico ailanto.

Spieghiamo (rapidamente).

Arrivato nel “mondo occidentale” dalla Cina, nel XVIII secolo, come pianta nutrice di un baco da seta e per ragioni ornamentali (albero del Paradiso l’appellativo nelle terre d’origine), l’ailanto si è adattato facilmente ai nuovi contesti, naturalizzandosi e diffondendosi grazie alle capacità riproduttive e competitive nei confronti delle altre specie. Nel tempo, perciò, si è rivelato invasivo, creando problemi negli ambienti forestali, dove tende a prevalere sulle essenze autoctone.

Parliamo – sia chiaro – di ecosistemi naturali, di ecosistemi forestali. Per quanto riguarda l’ambito urbano, nessun problema. Proprio nessuno.

Ma c’è chi, evidentemente impaurito dalla cattiva nomea del nostro, ne vede ovunque la minaccia alla stabilità degli assetti naturali e antropici.

Vignola, 2017. Nuova stagione politica. Nuova amministrazione. Nuove prospettive…

In tutto questo – pare strano – entra, quasi di soppiatto, il nostro ailanto, non più albero del Paradiso.

In un paio di consigli comunali l’odierno assessore all’ambiente, sollecitato, meglio: incalzato, dal gruppo Vignola Cambia relativamente a programmazione e progettualità in campo ambientale e, in particolare, al futuro del “patrimonio verde” di Vignola, si è soffermato sugli imminenti interventi di potatura e abbattimento degli alberi pericolanti e pericolosi, con riferimento fugace all’invasività del povero ailanto.

Questo l’alto tenore delle risposte istituzionali alle richieste mirate dell’opposizione (di VC, ovviamente).

Alle parole, comunque, sono seguiti i fatti.

Qui ci limitiamo a commemorare la triste sorte degli ailanti cittadini: pochi grandi vecchi che avevano dato vitalità al deprimente paesaggio degli “edifici su edifici”, fra l’altro regalando, anno dopo anno, l’intenso profumo dei loro fiori primaverili.

Per verificare quanto accaduto, si dia un’occhiata al “giardino” della sede Telecom (angolo via Resistenza-via C. Plessi), dove in poche ore una vigorosa cortina verde è stata ridotta a un cumulo di possenti tronchi sezionati, e allo spazio, ora deserto, di fianco alla pizzeria “Al castello” (via Ponte Muratori): lì per lunghi decenni due alberi del Paradiso (sì) avevano regalato bellezza a un luogo assediato, abbruttito dal traffico.

Chiusa.

E’ vero: il destino dell’ailanto non è il tema dei temi. Non ci piove. Però, vogliamo renderci conto che elementi cosiddetti marginali molte volte rivelano verità insospettate sulle scelte e sui comportamenti degli uomini?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...