SOLSTIZIO D’ESTATE, ILLUMINA IL BUIO

Un mese fa, circa. Un incontro pubblico intorno al civismo in politica.

Un po’ il solito andare: parole in sostanza e parole in sovrappiù; molte asserzioni di verità e qualcuna allineata col dubbio.

Riportiamo un’affermazione funzionale al nostro argomentare. Non importa chi ne è stato autore.

Suona così: all’interno di un Consiglio Comunale è molto meno gravoso fare opposizione che governare (parola di persona che fino all’anno scorso era assessore di maggioranza).

Un successivo intervento mette in discussione tale assunto, in nome della frustrazione, delle difficoltà dialogiche e comunicative, del non rispetto, dell’azione spesso vana che accompagnano il cammino in salita del consigliere di opposizione.

A tale rimostranza – menzioniamolo per dovere di cronaca – l’ex assessore “si ravvede” e si rifugia in un “be’, mi riferivo all’impegno temporale, praticamente senza soluzione di continuità, di chi governa: solo a quello”.

Anche noi pronunciamo un “be’”, e chiudiamo.

 

Queste quattordici righe introduttive sono indirizzate a una veloce disamina della condizione dell’opposizione.

Siamo a Vignola, da un anno guidata da una formazione di (centro)destra.

 

OPPOSIZIONE

Ech parulàza, direbbe probabilmente l’amico e compagno di viaggio M. T.

Già. Perché noi non vorremmo sentirci oppositori di nulla in un contesto di civiltà e di reciproca tolleranza. Perché noi concepiamo il prodotto più duraturo dell’antica pòlis ateniese come dialettica e dialogo rivolti al bene comune.

Di conseguenza ci piace definirci minoranza: noi minoranza, conseguentemente all’esito delle elezioni comunali 2017 .

Noi, Vignola Cambia, sediamo in Consiglio Comunale lungo la linea dei tavoli dedicati alla minoranza. Punto.

Perciò, in quanto minoranza critica e insieme collaborativa, fin dal primo Consiglio, pur feriti e rabberciati per il risultato elettorale, abbiamo imboccato la strada dell’apertura, in linea con lo spirito della nostra lista.

 

Consiglio Comunale del 21 giugno (solstizio d’estate: la luce più lunga), ma potrebbe essere un qualsiasi altro Consiglio.

Andiamo al di là di vari punti all’ordine del giorno e concentriamoci sulle dinamiche interne all’assemblea. Da una parte la maggioranza, nominalmente composita, in realtà compattamente adagiata sul volere di una leadership oligarchica (niente di male, naturalmente: chi è al posto di comando sceglie la guida e lo stile che preferisce); dall’altra, la minoranza, formata da due gruppi distinti, VC e PD, in buona armonia anche grazie alla condivisione dei principi caratterizzanti il ruolo al quale sono deputati (vedi sopra).

E allora? Allora, date un’occhiata alle registrazioni della/e seduta/e comunale/i.

Si tratta di un esercizio sì noioso, ma sicuramente istruttivo per coloro che nutrono interesse verso la “cosa pubblica” e i di essa gestori.

Cosa emerge, in sintesi-sintesi?

Cosa, se non l’estrema difficoltà a essere minoranza aperta alla collaborazione?

La ragione? Un muro eretto fra le parti, invisibile e per questo più difficile da rimuovere: edificato dall’intolleranza nei confronti degli “oppositori”, visti come avversari (nemici?) da tener ai margini dell’impero.

L’analisi critica diventa attacco. Il ragionamento si tramuta in tendenziosità. La proposta si configura in subdolo attentato. Non per metamorfosi naturale, bensì per intendimento, o paura, o debolezza, o chissà cosa, della compagine al governo.

C’è frustrazione in queste affermazioni?

Sì, certo. Domina però il disappunto-amarezza nell’osservare la democrazia istituzionale umiliata. Nell’essenza e nei modi.

E a offenderla non sono tanto i leader, comunque poco propensi all’ascolto e suscettibili/arroganti ogni volta arrivi loro un’osservazione di merito, quanto la “truppa”, il cui abituale silenzio viene accompagnato da sguardi truci o da ammiccamenti dispregiativi, sempre lesta lesta nell’alzare il braccio a sostegno delle scelte dei “capi”.

 

Che fare?

Tutto quanto possibile per dare dignità all’impegno democratico, dentro e fuori le sedi istituzionali.  Vignola Cambia ha messo nei cassetti del tempo i termini destra e sinistra, non per rifiuto ideologico, ma perché l’idea civica nella quale si sostanzia deve (deve!) superare gli steccati dell’abitudine e della ruggine. 

La grande potenzialità del civismo è connessa ad apertura culturale e a capacità di prospettare diversità (nel senso di ricchezza di ipotesi e di opzioni). 

Questo porta avanti Vignola Cambia, a costo di divenire, se costretta, OPPOSIZIONE, senza se, senza ma.

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