Vignola: i messaggi felici

OCCHI APERTI SUL PIANETA TERRA

Piccole cose, intendiamoci. Di risonanza locale, non ci fossero i megafoni famelici del “tempo reale”, vogliosi di amplificare anche il respiro più sommesso.

Vignola, 7 gennaio 2019, mattino.

Chi si muove per piazze e vie di centro storico e dintorni scopre, sparsi un po’ ovunque (porte, colonne, supporti d’occasione), bigliettini esibenti motti, aforismi, brani poetici, alcuni con relativa provenienza autoriale. Tutti indirizzati alla volontà positiva, all’inclinazione ottimistica e al conseguente rifiuto della greve attitudine all’egoismo asociale.

Una mano leggera, chissà?, forse quella della Befana, discreta, aerea liquidatrice di festività, ha dispensato un po’ di anomalia al monotono rituale della quotidianità provinciale.

Niente di rivoluzionario, naturalmente, né di eclatante. Un gesto lieve, in fondo appena accennato, inteso a comunicare senza prevaricazione. Qui il valore non trascurabile di quei passi notturni, immersi nel freddo e nel gioco, che decine di volte hanno sostato per dar modo di appendere o d’appoggiare. Senza nulla scalfire, men che meno arrecar danno.

Molti hanno apprezzato, magari scoprendo nella grafia manuale scorrente sui “manifesti” il segno di giorni non frettolosi, aperti a esplorare il cielo e i volti delle persone.

Sfogli la rassegna stampa dedicata al nostro paese e ti capita d’incontrare il titolo che non t’aspetti.

Il sindaco di Vignola si pronuncia sui cosiddetti bigliettini felici (fantasia, stai perdendo colpi…).E’ un’intervista dal tono assai istituzionale, che esprime l’inclinazione a prendersi molto, molto sul serio.

Il primo cittadino parla di messaggio positivo (“sempre lodevoli le iniziative per diffondere una cultura improntata al rispetto reciproco, all’amicizia, all’abbassamento dei toni”).

Quindi, sentito apprezzamento.

MA

Ma perché MA? Perché sempre un “ma sottolineatore”?!

E via con “Per il futuro mi auguro che eventuali altre iniziative in tal senso siano palesi e non anonime. In qualità di pubblico ufficiale, devo ricordare che è sempre meglio seguire l’iter più corretto per la diffusione di messaggi pubblici e avere quindi un committente responsabile”,

Val la pena di riflettere sul “committente responsabile”, una sorta di perla immolata sull’altare della responsabilità.

E, dopo un’orgogliosa sottolineatura della disponibilità dell’amministrazione a patrocinare (da sempre! gratuitamente!) iniziative varie, senza distinzione d’appartenenza, il giusto finale: “Ben vengano quindi questi messaggi positivi, anche perché ne abbiamo bisogno, che per le prossime volte speriamo di condividere anche con maggiori sinergie”.

Incontro ideale di energie sparse che s’uniscono per dare al mondo messaggi costruttivi col timbro di garanzia.

Brevi considerazioni (son piccole cose, in fondo).

Le parole del sindaco dopo il MA – se fossimo analisti spietati – potrebbero suonarci come un monito a tutti coloro che, con naturale spontaneità, con libero desiderio, intendano esprimersi in nome, appunto, di libertà e spontaneità, nel rispetto assoluto per gli altri.

Potrebbero suonare come un “bravi sì, ma attenti! Sono io ad avere il controllo del territorio e ogni azione va intrapresa previo accordo definito”.

MA noi in fondo facciamo dell’indulgenza una delle comete del nostro cammino e ci limitiamo a pensare che quelle parole (del sindaco, dopo il MA) indichino solo un comprensibile timore: che dalla quieta realtà della provincia sfugga qualche scheggia impazzita, pronta a introdurre elementi di caos. Va evitato! Non importa se tutto diviene degno di sospetto, pure sane energie insospettate, sacrificabili in ogni caso per la “pace sociale”.

Va be’, quelle parole indicano anche altro. Ad esempio, tanto, tanto conformismo.

Ma è forse un peccato essere tanto, tanto conformisti in una società tanto, tanto conformista?

Pensiero finale (libero libero)

Ci piace pensare che un giorno, un 7 gennaio appena nato, un sindaco, furtivamente sorridente, spazierà nel centro di Vignola e apporrà, qui e là, tanti biglietti, tutti con lo stesso testo.

Questo:

Ho deciso di costruire un grande porto sul Panaro, via d’acqua che arriva al mare. Questo grande porto accoglierà le vittime di mille violenze, di mille soprusi, subiti nel loro fuggire dai luoghi della fame e della guerra”.

_______________

L’11 gennaio di vent’anni fa ci lasciò Fabrizio de André, cantore inimitabile dei diseredati, dei senza speranza, degli ultimi.

 

 

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