VIGNOLA, SEI DISTRATTA, APATICA, INDIFFERENTE (come sempre)

 

La merla disperata

Questa mattina è iniziato l’abbattimento degli alberi presenti nella zona sud-est del cortile dell’Istituto Paradisi. Un piccolo spazio verde tra le confinanti palazzine e il principale edificio della scuola.  Una oasi relittuale (un assiolo la frequentava con una certa assiduità) su una strada (Via Resistenza ) senza qualità e con traffico di una certa intensità. Non c’erano comitati di quartiere ad opporsi al taglio e neppure studenti magari sensibili al cambiamento climatico e neppure insegnanti impegnati.

Su un albero (difficile definirlo così dopo la potatura “amputante” subita) lì vicino, in una palazzina confinante, una mamma merla sembrava l’unica capace di percepire fino in fondo il dramma in corso. Era evidentemente disperata perché con il verme appena catturato nel becco cercava i suoi piccoli da nutrire probabilmente finiti a terra assieme al nido e all’albero su cui era collocato.  Li chiamava insistentemente… Non è dato sapere se li abbia ritrovati vivi, ma devo dire che la percezione della sua tragedia è stata contagiosa e anche io mi sono sentito privato di qualcosa.

Di un buon polmone verde innanzitutto, che apportava (lo dico per esperienza personale) benefica aria pulita e fresca ombra che mitigava il caldo clima estivo all’ingresso e nella scuola. E poi in quell’area, per alcuni anni, un piccolo nucleo di volonterosi (volontari, insegnanti, studenti) aveva dato vita all’”Orto di Igli” (così dal nome del primo utilizzatore)un orto destinato ad attività complementari alla didattica che ha prodotto pomodori e cipolle oltre che qualche ora di benessere e piacere che viene dal vedere che si è capaci di far crescere cose vive e utili.

Le salvie e i rosmarini  che lo contornavano se ne andranno anch’essi con il primo scavo delle opere.

Lo so, lo so: si sta costruendo una palazzina che vada a colmare (solo parzialmente!) la carenza di aule per il Paradisi e il Levi, dunque necessaria. Ma non si poteva fare altrove? Senza perdere quel relitto di giardino la cui bellezza era unicamente un regalo degli alberi dato che neppure lo sfalcio dell’erba veniva eseguito con la frequenza necessaria. Forse sì, anche alcuni docenti la pensavano così. Ma forse, ancora meglio, era bene avere un progetto di distretto scolastico articolato, innovativo  e organico che desse alle eccellenze didattiche già presenti anche una eccellenza di strutture e spazi. (Anni fa avevo suggerito che questa potesse essere la destinazione delle aree ex-Sipe).  Rimarranno invece, gli studenti e gli insegnanti,  nonostante la nuova palazzina costruita, non solo privi di diverse aule (che saranno reperite come in parte in passato nella struttura delle Elementari Barozzi ma anche privi di adeguate strutture qualificate come palestre (alcune classi “fanno ginnastica” a… Marano!), laboratori, spazi di lavoro, e di incontro. Non solo, senza un adeguato spazio scoperto all’interno del lotto scolastico, le emergenze (incendi, terremoti etc. potranno essere affrontate solo evacuando  gli studenti in strada! E rimarranno, anzi acuiti, i problemi di congestione negli orari di accesso e uscita alla scuola per cui gli stessi studenti hanno elaborato proposte fino ad ora ignorate.

Tutti non potremo contare su quel piccolo “polmone” che assorbiva CO2 per dare buon ossigeno e ospitava assioli e merli.

Io sono una merla disperata.

Stefano Corazza 30 Maggio 2019

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