PROGETTO SCUOLA SUPERIORE

Il bel testo di Stefano Corazza intitolato “La merla disperata”, qui pubblicato alcune settimane fa, oltre a sottolineare come sia banalmente e crudelmente semplice eliminare l’ultimo residuo di giardino in un luogo iperedificato qual è il polo delle superiori in via Resistenza, poneva l’attenzione sul significato dell’imminente costruzione di un nuovo fabbricato. Lì, proprio lì, dove già ora non esiste respiro all’interno dell’area. E allora, si chiedeva Stefano, perché proprio lì?

Il boom di iscrizioni negli istituti superiori di Vignola, che accolgono molti ragazzi anche da fuori Comune, ha fatto sì che negli ultimi anni gli spazi a disposizione siano risultati insufficienti. Al punto che una parte degli allievi (del Levi e del Paradisi) è stata di necessità trasferita fuori sede: precisamente nello stabile che ospitò la media Barozzi e il professionale Cattaneo.

Come risolvere il problema di tale precarietà organizzativa? Il pallino è passato alla Provincia, ente a cui fa capo il sistema delle scuole superiori, la quale ha optato per la scelta più a portata, senza effettuare una valutazione strategica del territorio comunale. Questo a parer nostro, naturalmente. Ma il nostro è parere dettato dall’osservazione e dall’approfondimento. E, soprattutto dall’attenzione posta sul percorso dell’operazione.

Fin dall’inizio si è presentata la difficoltà di accedere agli atti relativi al progetto provinciale (a lungo si è pensato addirittura non esistesse un progetto). Poi, ripercorrendo la storia della nascita del polo scolastico e degli ampliamenti nel tempo, ci si è trovati di fronte al non rispetto dei parametri volumetrici sottesi al primo intervento di ampliamento ultimato nel 2006 (costruzione del Liceo) e alla mancata realizzazione di parcheggi pertinenziali, stralciati per mancanza di spazio.

Un percorso difficile per chi cerca di capire chiedendo delucidazioni alle fonti ufficiali, latrici di risposte aeree o di non risposte (tutta “roba” del passato, viene raccontato). E le interpellanze, scritte e orali, rivolte all’Amministrazione locale si sono scontrate con il muro inespugnabile delle considerazioni precostituite: voi siete contro la scuola, contro le necessità dei nostri studenti e così via.

Ma perché ci siamo impegnati a contrastare un progetto di edilizia scolastica in un contesto di bisogno?

Al di là della superficialità con la quale è stata scelta l’area d’intervento, ecco le ragioni sostanziali che hanno portato Vignola Cambia a pronunciarsi negativamente sull’operazione.

 

Ci riferiamo a un più che probabile detrimento della sicurezza all’interno del polo. Immaginiamo, pur attraverso gli scongiuri, una circostanza emergenziale a cui far fronte d’improvviso: dove gli spazi esterni di fuga e di raccolta, se più non esisteranno? Parliamo di ben oltre duemila studenti ogni giorno frequentanti (senza dimenticare gli operatori professionisti).

Sicurezza è anche stato d’animo e, in quanto tale, condizione di benessere. Allora: quale benessere in un ambiente del tutto costretto poiché deprivato di “aperture esterne”?

Ancora sicurezza e benessere. Il traffico di via Resistenza, già al collasso nelle fasi di ingresso e d’uscita degli alunni, con l’arrivo di altri quattro/cinquecento utenti, inevitabilmente subirà un ulteriore incremento.

Inoltre: le nuove aule risultano già in partenza dequalificate per l’assenza progettuale di componenti in apparenza accessorie, in realtà sostanziali (laboratori, luoghi di incontro e di relazione…).

Tutto sa di tamponamento: una pezza a una voragine strutturale.

Da ultimo: la palazzina di prossima costruzione risulta insufficiente, insufficiente allo stato attuale, non in termini previsionali.

A tutto ciò aggiungiamo, per nostra sensibilità, la distruzione di quell’angolo di natura, primo segno dell’accantieramento nell’ultimo spazio libero all’interno del polo scolastico. Lo scriviamo pensando alla “merla di Stefano”.

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