LA STAZIONE DI VIGNOLA

SOGNO O SON DESTO?!

Certi sogni ti svegliano, per eccesso di realtà, per severità di contenuto.

Un paio di notti fa, nell’ancor buio dell’estate declinante, mi ritrovo seduto sul letto, sudato, il cuore tambureggiante, il panico che sottomette la razionalità.

Un sogno, un fastidioso, innocuo sogno.

Luogo: stazione ferroviaria di Vignola. E’ un’alba fosca. D’improvviso uno boato spezza il silenzio. Un altro. Un altro ancora… Una formazione di carri armati irrompe nello spazio della stazione. Senza cercar passaggi, abbatte qualsiasi ostacolo si pari davanti.

Fragore assordante e frammenti d’ogni tipo s’innalzano nel cielo ormai chiaro.

Luce che rivela.

Non sono carri armati, bensì ruspe gigantesche che avanzano, che avanzano…

Chi le ha mandate? L’Amministrazione comunale? L’Unione Sovietica?

Si dirigono verso gli edifici. Dio mio…

Quando il fragore senza posa si placa e la polvere che tutto ammantava si deposita, intravediamo le ruspe già lontane.

Dov’era la stazione solo macerie. Nulla è rimasto in piedi. Passato e presente cancellati.

Sveglio, seduto sul letto.

Solo un sogno, sgradevole e innocente.

Qualcosa, una sorta di tarlo taciturno, rimane però. Mi vesto, esco.

La stazione è lì, a dieci minuti di cammino. Eccola. Come ieri e l’altro ieri.

Gli occhi cercano i fabbricati di servizio, adibiti un tempo a deposito e per decenni frequentati dalla fatica e dal sudore delle maestranze. Ora sono muri diroccati, che l’incuria e l’indifferenza hanno condannato a dissolvimento.

Un’edilizia indirizzata all’uso, ma piena di dignità visiva, e testimone di vita e di storia.

Qualche settimana fa, si era in Consiglio Comunale (o in un sogno? o in un incubo?), la maggioranza (quella dei carri armati) ha comunicato l’imminenza di un intervento volto ad abbattere i nostri cari, vecchi muri.

Ma non era il caso di pensare a un recupero? – è stato chiesto – E’ un po’ di noi che se ne va…

Risposta autorevole (!): no, non sono che rovine pericolose. Non c’è valore. E non c’è vincolo di Soprintendenza e Beni Culturali.

Grandiosa, quest’ultima.

Brutti, sporchi e cattivi, da sacrificare per le sorti sfavillanti del nostro futuro.

Didascalia finale

La politica ha un bisogno immenso di coraggio, indipendenza, senso della storia e di rispetto per la storia, cultura, cioè consapevolezza. Non dell’allettante conformismo. Ancor meno della banale, convenzionale, costante attenzione al consenso.

 

 

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