LADRI DI MEMORIA

 

Ci hanno rubato la piazza. Ricordate? La piazza principale. Lì, in corso Italia. Ricordate? Non è passato tanto. Ma forse il parcheggio, un tempo piazza, è stato accettato senza rimpianto.

 

Il treno parte da Bologna Centrale. Direzione Vignola. L’imbrunire già avvolge l’esterno, la banale periferia urbana e i primi slarghi del paesaggio, con vista sulle colline.

Pochi compagni di viaggio, disseminati qua e là , concentrazione inespressiva sugli schermi smartphone. Una sonnolenza diffusa, che le frequenti fermate, le porte che s’aprono e si chiudono, i passi strascicati di chi sale e di chi scende riducono a fastidiosa velleità di straniamento.

Il treno è comodo e dà modo di leggere o di riflettere o d’abbandonarsi a un disimpegno rilassante.

Fuori si susseguono le luci dei luoghi abitati e le veloci pause di scuri frammenti lasciati a campagna.

Bazzano, Savignano, fra poco il capolinea.

S’attraversa il ponte sul Panaro. L’amato Panaro, al quale sempre rivolgiamo un saluto.

E Vignola, la stazione che s’avvicina. Si ferma, il treno. Arrivati.

Conosciamo ogni respiro del luogo, ma, scendendo e lasciando alle spalle il senso di protezione delle rotaie, sentiamo il bisogno di trattenerci.

Ci guardiamo attorno.

Cerchiamo, ingenuamente (non c’è dubbio), quello che non è più. Avete presente gli edifici di servizio della stazione? Quelle vecchie costruzioni abbandonate a sé stesse, in parte diroccate, che fino all’ultimo hanno gridato: non abbatteteci! ridate vita alla nostra storia, al ricordo di chi qui ha versato sudore e sangue!!!

I lampioni non illuminano vecchie pietre colme di memoria. I loro occhi indifferenti s’espandono su asfalto e parcheggi appena segnati, là dove fino a pochi giorni fa il perimetro della stazione abbracciava ancora tutti i suoi fabbricati.

Smantellati, ridotti a polvere e calcinacci, portati via.

Conosciamo ogni centimetro, ma restiamo a cercare, nell’inutilità del sentimento della perdita.

 

No. Non è ancora successo, ma, nonostante i nostri sforzi affinché non succeda, di sicuro succederà.

 

 

Ci hanno rubato la piazza. Stanno per rubarci parte della stazione, del suo cuore pulsante.

Saranno parcheggi. Ma i parcheggi nulla sanno di noi perché non hanno memoria.

 

 

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