LA MONTAGNA HA PARTORITO IL TOPOLINO: 5.000.000 di BALLE

Pessimo l’accordo tra Comune, C.P.L. e Provincia di Modena per l’impianto di cogenerazione e teleriscaldamento. E’ proprio il caso di dire che la montagna ha partorito il topolino. Credo che qualcuno di voi ricordi i proclami a inizio legislatura dell’assessore ai lavori pubblici, nonché Vice Sindaco, e presto Sindaco. Erano nell’ordine di “spezzeremo le reni” a CPL e a Vignola Energia (V.E.) Riusciremo a vincere “i poteri forti”.

Ora, l’accordo approvato dal Consiglio Comunale, a parte gli sforzi tecnici che Vignola Cambia riconosce ai dipendenti comunali e ai consulenti, costituisce una sconfitta politica dell’Amministrazione nei confronti di un potere forte e nei confronti degli errori compiuti dai sindaci in passato.

L’amministrazione ha semplicemente calato le braghe di fronte a CPL e a Provincia. La somma che dovremo pagare a titolo di indennizzo (dell’importo scandaloso superiore ai 2 milioni di euro) dovrebbe essere spiegata con parole chiare ai cittadini.

L’assessore dimostra di essere inadeguato di fronte alle grandi questioni, come questa, o come quella della c.d. rigenerazione della stazione ferroviaria, per la quale si sono persi i finanziamenti regionali, presentando un progetto inadeguato e accanendosi poi contro i fabbricati storici (nel senso di fabbricati importanti per la storia di Vignola).

Per avere maggiori informazioni sulla questione vi invitiamo a leggere l’articolo completo (intervento in Consiglio Comunale di Vignola Cambia) di seguito riportato.  

“La materia sulla quale siamo chiamati ad esprimerci stasera è molto complessa, e così non è facile affrontarla in pochi minuti.

Provo a ricostruire alcuni passaggi importanti. La nostra amministrazione aveva affrontato la questione ed era arrivata, nel dicembre 2016, su consiglio dei nostri consulenti, alla decisione di segnalare all’ANAC almeno alcuni elementi importanti:

  • segnalare che ogni elemento conoscitivo di carattere economico-finanziario-patrimoniale fornito o che potrà essere in futuro fornito dal concessionario V.E., e che sia basato sui dati dell’appalto in house, avente come stazione appaltante V.E. e come aggiudicatario CPL, controllando quest’ultima il 99% del capitale sociale di V.E., non appare realistico e significativo, in quanto la contabilità di lavori e di cantiere non è stata eseguita con il contradditorio che caratterizza normalmente le relazioni contrattuali fra due soggetti fra loro indipendenti;
  • segnalare che l’amministrazione è sprovvista di una tracciatura della rete di teleriscaldamento eseguita con precisione metrica, e di rilievi sulla profondità di posa, e di rilievi sulle interferenze nel sottosuolo con gli altri sottoservizi;
  • chiedere quali attività coercitive possa mettere in opera l’amministrazione nei confronti di un concessionario che non sviluppi alcuna attività commerciale tesa allo sviluppo dell’utenza, unica soluzione per il riequilibrio prospettico dei costi unitari praticati alla clientela.

Nello stesso tempo stavamo valutando, con i nostri legali, di segnalare all’autorità giudiziaria alcuni elementi di “criticità” (chiamiamoli in questo modo) che affliggono il contratto di affidamento dell’opera:

  1. La previsione, quanto meno imprudente, di cui all’art.4, di un consumo di energia annuo assorbito dal concedente e dagli enti con il medesimo convenzionati, pari a 4.400.000 kWht per tutta la durata della convenzione, nonché di ulteriori 2.850.000 kWht derivanti dai consumi dell’Ospedale
  2. La clausola, di cui al comma3 dell’art.4, che prevede la controprestazione a carico dell’ente concedente di procedere, mediante versamento di un conguaglio, al riequilibrio del PEF per la parte relativa alla diminuzione dei consumi istituzionali eccedente il 5%
  3. La mancata previsione di un computo metrico degli edifici di cui alla lettera k delle premesse del contratto
  4. La maggiorazione della tariffa prevista dal contratto del 13 luglio 2011, costituente un corrispettivo al di fuori dei valori di mercato
  5. Il mancato coinvolgimento dei soggetti pubblici partecipanti al progetto nell’iter che ha condotto all’approvazione dell’atto del 2011

Prima di esprimere un giudizio sulla bozza di accordo che ci viene sottoposta vi invito a riflettere su altri due elementi fondamentali.

  • L’elemento che caratterizza l’istituto giuridico della “concessione”, e lo distingue da quello dell’appalto, sta nella assunzione di un rischio concreto con riferimento alla remunerazione degli investimenti sostenuti. Se infatti nell’appalto pubblico il privato trae il proprio profitto dal pagamento dell’opera da parte dell’Amministrazione, nel caso della concessione l’operatore riceve ristoro economico principalmente dalla gestione del bene o del servizio affidato, assumendosi così i rischi relativi (rischio d’impresa).

In tale visione, il concessionario, rispetto al normale appaltatore, assume su di sé non solo il rischio connesso alla corretta esecuzione delle opere o dei servizi, ma anche quello legato a perdite derivanti da squilibri che si possono generare sia dal lato della domanda sia dal lato dell’offerta. E’ pertanto evidente che il concessionario non possa pretendere dal concedente di coprire con proprie risorse i costi di sviluppo del progetto. Il privato dovrà dunque valorizzare al massimo la possibilità di acquisire nuove utenze di servizio, così da approntare una gestione efficiente dell’impianto, assumendosi i relativi rischi economici.

  • Ai sensi dell’art. 143 del Codice dei Contratti pubblici, la variazione dei presupposti e delle condizioni di base che determinano l’equilibrio economico-finanziario degli investimenti e della connessa gestione COMPORTANO LA NECESSARIA REVISIONE DEL PEF. I forti connotati paritetici che caratterizzano l’istituto del project financing determinano il massimo rilievo del corretto mantenimento del rapporto sinallagmatico tra le parti coinvolte.

La norma citata prevede che il riequilibrio avvenga “anche” attraverso l’allungamento della concessione, indicando così chiaramente che l’ipotesi rappresenta una ma non la sola tra le opzioni possibili. E particolarmente in caso di allungamento dei termini di durata della concessione potranno essere previsti ulteriori oneri (ad es. di carattere manutentivo) a carico del concessionario.

La bozza di accordo transattivo che stasera ci viene sottoposta per l’approvazione ha proprio lo scopo di favorire il riequilibrio del PEF. Sono le modalità che vengono scelte che non ci convincono.

  1. Non viene modificata la norma dell’art. 4, comma 1, punto 3, dell’accordo del 2011. La norma capestro che fa obbligo al Comune di procedere, mediante versamento di conguaglio, al riequilibrio del PEF, per la parte relativa alla diminuzione dei consumi “istituzionali” eccedente il 5% (v. inizio dell’articolo)
  2. Per potere garantire il riequilibrio del PEF, il Comune dovrà versare un contributo in conto investimenti di Euro 1.992.500, oltre all’iva al 10%, in 18 rate annuali
  3. Il Comune dovrà inoltre versare la somma di euro 200.000, oltre all’iva di legge, quale ristoro degli accordi di cui all’atto del 2011
  4. Rimane un impegno generico (e tra l’altro autonomo ma anche congiunto tra Comune e V.E.) di intraprendere azioni per la crescita e lo sviluppo del business.

In cambio di tutto questo cosa riceve il Comune? Poco:

  1. La manutenzione ordinaria degli impianti a carico di V.E.;
  2. La rinuncia da parte di V.E. al costo sostenuto per la sostituzione delle caldaie della piscina (circa 100.000 euro), a condizione che l’utenza della piscina si colleghi alla rete entro il 1.3.2020 e vi rimanga per tutta la durata della convenzione;
  3. L’applicazione di una tariffa agevolata ai consumi dell’utenza della piscina;
  4. L’adeguamento trimestrale delle tariffe limitato solo al 50,6% delle stesse.

Del resto, lo stesso avv. Miniero, consulente dell’amministrazione, pur individuando alcuni obiettivi di questo accordo, ribadisce che la esecuzione del contratto con le condizioni individuate a seguito dell’atto sottoscritto nel 2011 continua a non rivelarsi conveniente.”

 

 

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