BYE BYE! di Enzo Cavani

Il sindaco se n’è andato. Viva il sindaco? Be’, calma.

Ora ci aspettano alcuni mesi di governo a guida del cosiddetto sindaco vicario, impersonato dall’ex vicesindaco. Su di lui non diciamo una parola. Comunichiamo solo la sensazione che ci procura il pensiero di una prolungata presenza del suddetto a capo dell’amministrazione comunale (ovvio il riferimento alle prossime elezioni): un brivido fastidioso che scorre da capo a coda.

Torniamo all’ex sindaco, eletto nel parlamento regionale il 26 gennaio 2020, epoca pre-virus, e uscito dalla scena vignolese il 4 maggio. Gulp, vero?! Quasi tre mesi e mezzo dalle elezioni regionali. Questo ritardo, che è sembrato senza fine, gli è stato concesso da una normativa incomprensibile, scritta con la penna deviata della logica formale, che non intende relazionarsi con buonsenso e buon funzionamento istituzionale.

Però: perché l’ex sindaco, pur sapendo di doversene andare (per sua precisa decisione), ha sfruttato a dismisura quanto gli concedeva la legge?

Perché, già impegnato nel consiglio regionale, ha pervicacemente continuato a presiedere giunte, consigli eccetera in Vignola? Laboriosità del distacco? Attaccamento al borgo natio? Dubbi tardivi su una scelta effettuata in piena libertà e – aggiungiamo – guidata da esigenze personali?

Egli, pur di restare fino al rintocco dell’ultimo istante concesso, ha accettato che intorno alla dilazione interminabile si creasse un caso.

No, non c’entra la volontà di chiudere percorsi e definire prospettive. No.

Semplicemente abbiamo assistito all’esasperazione di un’azione politica rivolta in toto al controllo e al consolidamento del potere, in vista delle elezioni anticipate che la sua decadenza comporta.

E i modi sono stati non solo ineleganti (pazienza), ma anche morbosi e arroganti. Zero rispetto per il consiglio comunale e, soprattutto, per i cittadini.

Così, nell’ultimo consiglio al quale ha partecipato (4 maggio), l’ex ha utilizzato, col sostegno inneggiante dei suoi, gran parte della serata per autoelogiarsi, in un elenco sfinente delle sue gloriose imprese in termini di realizzazioni e di buon governo.

In realtà egli, l’ex, non lascia radici di prospettiva politica per Vignola (parliamo di politica aperta, formativa). Sono radici polverose quelle che rimangono, incapaci di dar vita a un albero di ampia struttura.

Lascia le macerie dei vecchi edifici della stazione dei treni, abbattuti per mancanza di rispetto per la storia e di una visione articolata della realtà: quelle macerie, pur asportate, sono ancora lì, visibili da chi vuol vedere senza arrendersi all’indifferenza.

Macerie di una politica autarchica, ostile al confronto e al rispetto per le posizioni difformi.

Fermiamoci, noi che siamo rimasti a Vignola e che, volendole bene, non intendiamo appiattirci sulla monocromia di certa politica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...